Ho bevuto glutine

Un degustatore di birra (celiaco) ha bevuto birra con glutine per 35 giorni in giro per l’Italia per conoscere gli effetti di queste birre sul suo organismo. Il tutto è avvenuto sotto il monitoraggio dell’U.O.C. di Gastroenterologia Universitaria di Salerno. Quel celiaco sono io.

Raccontata così potrebbe sembrare una follia, ma questa è solo una delle tappe della ricerca sulla birra che sto portando avanti da tre anni. Per meglio comprendere i motivi di questo “test” bisogna, però, partire dai primi passi di questo percorso.

Tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, poco dopo la diagnosi di celiachia, ho cominciato a studiare i metodi che portano alla realizzazione di birre senza glutine. Per avere un quadro chiaro da cui partire, ho analizzato, in collaborazione con l’istituto di ricerca Icq-Conal (ora UL Conal), ben 110 birre esistenti sul mercato italiano. I risultati di quella ricerca hanno fornito i primi dati incoraggianti, mettendo in evidenza tante birre che avevano già un basso contenuto di glutine, di cui alcune già “inconsapevolmente” al di sotto della soglia di 20 ppm, e quindi pronte per essere definite “senza glutine”.

Dal quel momento in poi la ricerca è stata sempre più incalzante e le birre analizzate sono aumentate sempre di più. Il movimento birraio italiano ha colto il senso che stavo dando a queste ricerche e molti si sono prodigati nel perfezionamento delle ricette e delle tecniche produttive. Ad oggi ho visto nascere una sensibilità enorme intorno a questo argomento, supportato anche dal mercato, che cerca sempre più prodotti di qualità senza glutine. Un grande successo in questo senso è stato anche il recente Italian Low Gluten Beer Award, organizzato da Nonsologlutine e rivolto al mondo artigianale italiano.

Insomma, tutte queste ricerche mi hanno permesso di avere chiara l’idea della direzione da prendere per la produzione, ma allo stesso tempo hanno stimolato le mie riflessioni, ed ho cominciato a pensare anche al modo in cui poter proporre e sdoganare le birre senza glutine (<20ppm) o a basso contenuto (<100ppm).

Uno dei problemi che maggiormente affligge il quotidiano del celiaco o del sensibile al glutine è la famosa “contaminazione” (termine che fa pensare ad un’azione batterica del glutine, cosa decisamente errata, in quanto si tratta solo di un semplice contatto fisico). Immaginando la vita classica di un pub con diverse birre alla spina, mi sono posto il problema dell’eventuale “contaminazione” della birra alla spina senza glutine da parte di birre con glutine. Vista la bassissima concentrazione di glutine nelle birre in generale, per me il problema non dovrebbe porsi nella maniera più assoluta. Ma conoscendo l’approccio di chi mangia e beve senza glutine, sempre timoroso rispetto alle “contaminazioni”, ho pensato che fosse opportuno capire gli effetti di quel poco glutine contenuto nelle birre in generale sull’organismo di un celiaco. L’unico modo per realizzare questa ricerca era quello di sottoporsi in prima persona come cavia.

Ho affrontato questo argomento diverse volte con la Prof.ssa Ciacci, Professore Ordinario di Gastroenterologia presso la Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Salerno e responsabile dell’U.O.C. di Gastroenterologia Universitaria di Salerno. Ho sempre pensato che fosse un tema di ricerca interessante, anche per capire (realmente) come si manifestano i danni da assunzione di glutine nell’organismo di un celiaco.

Ma passare dalle parole ai fatti non è facile, anche perché il protocollo di ricerca necessario era abbastanza invasivo: gastroscopia e biopsia dello stomaco e del duodeno, il primo giorno e l’ultimo, oltre ai prelievi ematici settimanali durante tutto il periodo. C’era bisogno di una forte motivazione per intraprendere questo percorso, ma non è tardata ad arrivare.

Nel febbraio 2014 mi è arrivata una mail da Unionbirrai in cui mi comunicavano che ero stato selezionato come giudice per Birra dell’Anno, il più importante concorso sulle birre artigianali italiane. Per due giorni non ho confermato la mia presenza, volevo riflettere se correre questo rischio, ma come sempre mi è capitato nella vita, ho guardato il lato positivo: quale migliore occasione per fare quella ricerca sull’uomo che da tanto avevo in testa?

Ho contattato immediatamente la Prof.ssa Ciacci raccontandole della convocazione a BdA e le ho detto che ero pronto per partire. Dopo uno scambio di email fitto tra noi in cui mi vengono prospettati gli eventuali problemi a cui posso andare incontro, la mia decisione non cambia, anzi è presa: voglio bere glutine!

Così la Prof.ssa ha preparato il protocollo della ricerca e me lo ha sottoposto. Dopo una lettura attenta ho deciso di procedere. I tempi erano stretti e bisognava partire subito: l’11 marzo alle 9 ero in ospedale. Firmati tutti i documenti, ho fatto i primi prelievi e sono andato nel laboratorio per la gastroscopia, eseguita personalmente dalla Prof.ssa Ciacci. Un leggero sedativo. Ancora un po’ stordito sono stato accompagnato in una saletta per riprendermi comodamente. In quella saletta ho deciso di documentare tutti i giorni della ricerca con un selfie che ho pubblicato sul mio profilo Facebook, riconoscibile con l’hashtag #iwanttoknow. Trentasei selfie per ogni giorno della ricerca, che in parte hanno dato vita a sterili polemiche dei soliti detrattori e dall’altra stimolavano la curiosità di coloro che si chiedevano cosa “io volessi sapere”.

I 36 selfie di  #iwanttoknow
I 36 selfie di #iwanttoknow

Da quel momento ho vissuto 35 giorni intensissimi di tour in giro per l’Italia nei vari appuntamenti che avevo in programma: dalla serata di degustazione con Agostino Arioli, uno dei padri fondatori del movimento birraio artigianale italiano, alla Giuria di Birra dell’Anno a Rimini, dall’Italia Beer Festival di Milano alla manifestazione Mastro Birraio di Forlì, dalla pre-inaugurazione del Bir&Fud di Manuele Colonna a Roma al Mastro Birraio di Santa Lucia di Piave, dalla Giuria del Campionato del Mondo di Pizza senza glutine a Parma alle lezioni nei corsi per degustatori di birra di Unionbirrai.

Cinque settimane impegnative, dove ho bevuto molte birre, dal mezzo litro ai quattro litri al giorno (nei giorni della giuria di BdA). La mia alimentazione in quei giorni è stata rigorosamente senza glutine, come ho sempre fatto dal primo giorno della diagnosi, mentre la birra era normale, e di glutine ne aveva – anche molto in alcuni casi. Nelle giornate in cui ero a casa ho bevuto solo birre che dalle analisi precedenti risultavano contenenti molto glutine, così da poter “stressare” meglio il mio organismo. Ho tenuto un diario molto meticoloso di quei giorni, così da poter restituire un quadro completo allo staff della prof.ssa Ciacci quando avrebbero poi elaborato i dati.

In quel lungo periodo il mio corpo non ha manifestato sintomi conseguenti all’assunzione di glutine, ma questo lo avevamo già messo in conto. I sintomi sono molto soggettivi. Per questo motivo il protocollo prevedeva le gastroscopie e i prelievi del sangue, per tenere sotto controllo i villi intestinali e i valori degli anticorpi, perché erano quelli i dati che alla fine aspettavamo di conoscere.

La curiosità è stata febbrile nei giorni successivi alla seconda gastroscopia, fatta il 15 aprile. Quando ho letto il referto dell’esame istologico, effettuato sul tessuto del mio duodeno, c’è stata la prima sorpresa. La conclusione del documento recitava testualmente: “Il reperto risulta compatibile con una condizione di malassorbimento tipo celiachia verosimilmente in paziente sottoposto a dieta priva di glutine“. E analisi più sofisticate, come la conta delle cellule infiammatorie, non hanno fatto vedere differenze rispetto alla prima biopsia. Tradotto in parole povere, i miei villi hanno tenuto alla grande, come se non avessi ingerito glutine.

Il dato che mi ha ulteriormente sorpreso è stato quello relativo alle analisi degli anticorpi anti-transglutaminasi (IgG e IgA) nel sangue. In questo caso le valutazioni finali recitano: “Non sono state evidenziate alterazioni significative dei livelli di anti-transglutaminasi sierica”. Anche in questo caso i valori degli anticorpi, anche se progressivamente aumentati nel corso del tempo, si sono tenuti abbondantemente sotto il livello di guardia.

Le valutazioni conclusive della Prof.ssa Ciacci hanno messo in evidenza che “dal punto di vista clinico, le modificazioni nel livello degli anticorpi nel sangue osservate durante l’esposizione alla birra sono di modesta entità tuttavia suggeriscono che un periodo più lungo o una maggiore entità dell’esposizione a birra a contenuto variabile di glutine possano essere dannose per la salute di un celiaco”. Ineccepibili le conclusioni sopra citate, anche perché la media di un litro di birra al giorno, indipendentemente dal glutine contenuto, può dare problemi molto gravi a qualsiasi persona.

Con la prof.ssa Ciacci dopo la seconda gastroscopia (36esimo giorno)
Con la prof.ssa Ciacci dopo la seconda gastroscopia (36esimo giorno)

Trentacinque giorni di stress-test del mio organismo a colpi di glutine della birra (molta birra) hanno provocato un danno irrilevante soprattutto se paragonato a quello comunemente temuto nel caso di contaminazioni occasionali che possono avvenire nella vita di un celiaco che segue una corretta dieta senza glutine.

I risultati di questo test sono riferibili solo alla mia persona, non possono essere considerati oggettivamente validi per tutti, per lo stesso motivo per cui le impronte digitali sono diverse da persona a persona. Tuttavia allo stesso tempo aprono una porta enorme alla sperimentazione e alle possibilità di ricerca nel settore birra, legata al consumo della stessa. Il prossimo passo potrebbe essere l’estensione di questa ricerca ad un numero più elevato di soggetti, per avere un dato statistico significativo, che dia evidenze scientifiche oggettivamente valide. Non è un’impresa impossibile, soprattutto se il monitoraggio fosse meno invasivo e magari limitato alle analisi degli anticorpi anti-transglutaminasi, ma questo lo lasciamo stabilire a chi di dovere, i ricercatori.

La mia idea è quella di trasformare, ad un anno dalla sua comparsa sui social, l’hashtag #iwanttoknow in #wewanttoknow, per provare tutti insieme, sotto stretta sorveglianza medica, a realizzare una piccola rivoluzione per il mondo della birra senza glutine. Chiunque si sentisse di voler dare il suo contributo può scriverci all’indirizzo info@nonsologlutine.it

Cheers

33 pensieri riguardo “Ho bevuto glutine

  • 19 febbraio 2015 in 08:56
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    Grande grande grande Alfonso , hai tutta la mia ammirazione !

    Risposta
  • 19 febbraio 2015 in 10:00
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    penso che se non hai avuto problemi appena dopo l’ingestione di birra con il glutine essi si potrebbero manifestare in un secondo momento…bella la ricerca ma come tu hai detto potrebbe essere tutto molto soggettivo.io personalmente non voglio provare questo rischio!

    Risposta
    • 22 febbraio 2015 in 11:33
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      Basta leggere attentamente l’articolo per capire che il monitoraggio è stato continuo e non si tratta di un solo giorno di test. I medici hanno tenuto sotto controllo tutti i dati costantemente.

      Risposta
  • 19 febbraio 2015 in 10:07
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    Molto interessante! Mi risulta però che per certificare un prodotto come senza glutine anche le materie prime devono esserlo e non il prodotto finale. Questo ovviamente è un brave problema per i microbirrifici. Qualcuno mi sa dare conferma di ciò?

    Risposta
    • 22 febbraio 2015 in 11:36
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      Non è vero che per poter definire un prodotto senza glutine le materie prime devono essere già naturalmente prive di glutine. Le analisi si fanno sul prodotto finito e se questo risulta avere meno di 20ppm può essere definito “senza glutine”.

      Risposta
  • 19 febbraio 2015 in 10:10
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    Molto coraggioso, non credo che io ce l’avrei fatta (non foss’altro che la birra non l’amavo nemmeno prima) ma, francamente, siamo sempre nell’ambito della soggetività poichè ogni organismo reagisce in modo diverso. Anche se viene specificato il “sotto stretto sontrollo medico”, ritengo che esaltare troppo questo tipo di esperimenti, inneschi dei meccanismi psicologici pericolosi. Già troppi celiaci prendono alla leggera la questione e si concedono strappi troppo frequenti alla dieta senza glutine, ma in questo modo si incoraggiano ancor di più queste imprudenze. E’ vero che non bisogna vivere con l’incubo della celiachia, ma è pur vero che essere troppo leggeri nella gestione delle contaminazioni può rivelarsi pericoloso a lungo andare. In questo modo, si rischia anche di farsi prendere poco sul serio da chi celiaco non è e già considera un’esagerazione il rigore a cui ci sottoponiamo. In questo modo si diffonde ancora di più un’interpretazione sbagliata della celiachia. Direi che c’è modo e modo per diffondere i risultati di una ricerca e questo mi sembra un pò troppo fuorviante.

    Risposta
    • 22 febbraio 2015 in 11:42
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      Ogni notizia pubblicata può essere definita fuorviante, dipende molto da come la si legge. Chi ha la capacità di leggere bene ciò che altri scrivono, si può rendere conto del reale contenuto degli argomenti. Ci sono tantissime informazioni sbagliate che vengono diffuse nel mondo della celiachia e di cui solo pochi ne conoscono la verità. Nei prossimi giorni ne pubblicheremo alcune.

      Risposta
  • 19 febbraio 2015 in 12:50
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    Onestamente non ci trovo niente di nuovo.

    Sono anni (da quando sono uscite le famose birre gluten free) che si sa che la birra ha in realtà poco glutine rispetto a quello che uno immagina (anche se varia tanto da birra a birra).
    Così come si sa che, qualsiasi cosa con glutine, magari non altera i villi sul breve periodo ma per quanto riguarda il lungo è un disastro!

    Tra l’altro conosco tanta gente che ha fatto il tuo stesso test empiricamente: semplicemente se ne fregavano della celiachia e bevevano lo stesso birra! I risultati sono pressoché simili (sempre tenendo conto che qui non c’era controllo medico): con poco consumo stavano tutti abbastanza bene, quando si esagerava c’erano alcuni problemi che noi celiaci conosciamo bene.

    Sono belle esperienze da fare, mi spiace solo che alla fine non si riesca ad ottenere una regola oggettiva dato che la sensibilità dei soggetti è troppo differente tra un celiaco e un altro.

    Risposta
    • 22 febbraio 2015 in 11:44
      Permalink

      Fabio, abbiamo voluto aprire una porta su base scientifica proprio rispetto ad altre esperienze empiriche del passato. Magari in futuro riusciremo a capirne di più e daremo ulteriori informazioni su base oggettiva, così come precisato alla fine dell’articolo.

      Risposta
  • 19 febbraio 2015 in 13:08
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    Complimenti! Il tuo apporto al mondo dei celiaci è lodevole!

    Risposta
  • 19 febbraio 2015 in 16:06
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    Percorso del tutto inutile dato che si possono realizzare ottime birre anche con cereali privi di glutine… Messaggio antieducativo al quale mi auguro non venga data ampia visibilità… I celiaci rivoluzionari abbiano il buon senso di sperimentare per i cazzi propri, visto che ci sono genitori che cercano di educare i propri figli celiaci attraverso l’unico metodo attualmente riconosciuto dalla scienza a livello mondiale, cioè la dieta assolutamente priva di glutine…

    Risposta
    • 22 febbraio 2015 in 11:54
      Permalink

      Caro Luca, comprendo la tua preoccupazione di padre rispetto ai messaggi che posso essere interpretati male dagli adolescenti, ma qui stiamo parlando di prodotti che i ragazzi neppure devono consumare fino ai 18 anni e noi genitori dobbiamo dare un segnale educativo partendo da questo principio. Come spero avrai letto nell’articolo, ho parlato di una alimentazione rigorosamente priva di glutine che ho seguito dal primo giorno della diagnosi e non ho mai invitato a bere birra con glutine, tanto da aver precisato che in questa sperimentazione il controllo medico è stato molto ferreo, con il rispetto di un protocollo di ricerca molto rigoroso dettato da ricercatori universitari. Da padre, sarei molto più rigoroso nel combattere l’enormità del cibo spazzatura che i celiaci trovano in alcuni dietoterapeutici ricchi di grassi saturi e zuccheri, che da una parte ti permettono una dieta rigorosamente senza glutine, ma dall’altra ti sottopongono a rischi per la salute molto più gravi.

      Risposta
  • 19 febbraio 2015 in 17:02
    Permalink

    Salve. Complimenti per questo stupendo articolo. Volevo chiederle se essendo io non celiaco ma sensibile al glutine se per caso conosce birre “industriali” con un livello di glutine al di sotto dei 100 ppm. La ringrazio. Cordiali saluti.

    Risposta
  • 20 febbraio 2015 in 00:59
    Permalink

    Grande Alfonso articolo interessatissimo che condivido a tutti i miei amici celiaci…. Chissà che…..
    wewanttoknow

    Risposta
  • 22 febbraio 2015 in 10:03
    Permalink

    Se volevate farlo …padroni ,la pelle è tua !!!! Ma pubblicizzarlo è un madornale errore,diventa per molti un ok alla trasgressione per l’assunzione di glutine oltre all’incitamento a bere e sappiamo quante tragedie comporta.

    Risposta
    • 22 febbraio 2015 in 13:47
      Permalink

      Chi legge in questo articolo un invito a bere birra con glutine ha qualche problema con la comprensione dell’italiano. È molto ben specificato che si tratta di una ricerca scientifica realizzata sotto controllo medico e dopo aver approvato un protocollo di ricerca molto rigido. La stessa trattazione del consumo eccessivo di alcool viene evidenziata. Inoltre la prof.ssa Ciacci nelle sue conclusioni riporta proprio i danni che può provocare l’assunzione di birra con glutine. Quindi inviterei a leggere attentamente tutto con attenzione.

      Risposta
      • 22 febbraio 2015 in 20:19
        Permalink

        Non è questione di avere problemi con l’italiano, ma chi vive con particolare disagio la celiachia, soprattutto per le rinunce che questa obbliga a fare, in particolare quando non lo si è dalla nascita ma dopo anni di dieta contente glutine, può prendere la parte sbagliata di queste notizie, semplicemente perché è ciò che vogliono sentirsi dire. E’ un po’ come la speranza, che aiuta a vivere…..Ribadisco che alla ricerca, seppur preziosa e coraggiosa, viene dato risalto in maniera errata.

        Risposta
        • 14 marzo 2015 in 11:48
          Permalink

          Ognuno reagisce in maniera diversa agli ostacoli che la vita ci pone. Ho scoperto la Celiachia a 40 anni, ma non per questo mi sono buttato giù. Si è sempre in tempo per rimodellare la propria alimentazione e non sempre significa peggiorarla. Io vivo la Celiachia come opportunità per scoprire una gastronomia diversa, fatta soprattutto di cibo naturalmente privo di glutine, senza rinunciare al gusto.

          Risposta
    • 13 marzo 2015 in 17:27
      Permalink

      Perché? hai paura che scoprano che le tue mucose intestinali rischiano di danneggiarsi solo se ingerisci per 90 giorni 50 parti per milione di glutine al giorno?

      L’hanno già scoperto… è scritto sul sito dell’AIC!!!!

      Risposta
  • 22 febbraio 2015 in 22:54
    Permalink

    Complimenti Alfonso, per il coraggio e la determinazione nel cercare di approfondire aspetti legati alla celiachia che potrebbero migliorare sensibilmente la nostra qualità di vita. Complimenti anche per la cura nella comunicazione che cerca di informare con entusiasmo ma senza sedurre in modo irresponsabile. Io personalmente ci starei a collaborare per un #wewanttoknow, mi terrò informato da qui.
    Buon tutto

    Risposta
  • 23 febbraio 2015 in 09:36
    Permalink

    Quest’articolo è la versione estesa e malamente pseudo seria della solita frase: “io l’ho mangiato e non mi ha fatto male”.

    Risposta
    • 14 marzo 2015 in 12:16
      Permalink

      Sarebbe interessante capire cosa c’è di pseudo serio in questa ricerca.

      Risposta
  • 23 febbraio 2015 in 09:36
    Permalink

    Salve, esiste uan lista della quantità di glutine in birre “normali”?. Tipo Heinken, Leffe e simili che sono le più comuni in serate fuori con gli amici

    Risposta
    • 14 marzo 2015 in 12:19
      Permalink

      Sono in possesso di questi dati ma non posso divulgarli senza l’autorizzazione delle aziende

      Risposta
      • 25 giugno 2016 in 14:30
        Permalink

        Salve Alfonso volevo sapere quali birre industriali tipo Moretti, Heineken, Peroni hanno un contenuto di glutine inferiore a 100 ppm? Visto che ho scoperto da poco di essere celiaco e non voglio rinunciare al piacere della birra.

        Risposta
  • 25 febbraio 2015 in 12:18
    Permalink

    Grandissimo Alfonso, oggi mi hai reso felice.

    Primo perchè dai una base scientifica a quello che io, celiaca, penso da tempo. Ovvero che le birre abbiano naturalmente poco glutine. Per mia esperienza personale, ogni volta che ne bevo non ho alcun sintomo se non quelli derivanti dall’assunzione di alcool (ma sappiamo che i sintomi della celiachia sono soggettivi, anche se poi le analisi del sangue che faccio ogni anno non evidenziano alcun anticorpo).

    Secondo perchè affronti la celiachia in maniera seria ma non talebana, come mi sembra che invece facciano in molti (leggendo anche qualche commento qui… rilassatevi!!!!).

    Terzo perchè spero che questa tua ricerca, un po’ casereccia ma sicuramente efficace, possa portare a riflettere sulla necessità di studiare seriamente l’argomento. E non per spingere all’alcoolismo nessuno (per citare qualche commento idiota) ma per rendere la vita di un celiaco il più normale possibile.

    Grazie, grazie, grazie.

    #WeWantToKnow!

    Risposta
  • 25 febbraio 2015 in 12:27
    Permalink

    Sono mamma di una ragazzina celiaca e apprezzo molto la tua ricerca, io lo semplicemente letta per quello che è, una sperimentazione controllata per capire se in futuro si possa ragionare diversamente sulla birra, per mia figlia adolescente sapere che quando avrà l’età di poter bere la birra (con responsabilità) potrà farlo in qualsiasi posto senza sentirsi diversa dagl’altri è sicuramente un sollievo, non ho letto nulla di provocatorio o di così drastico da provocare polemiche, anzi quelli che scrivono dovrebbero adoperare parole non volgari perché il nostro vocabolario è molto vasto, rispetto tutte le idee esposte e sicuramente le persone che scrivono.

    Risposta
    • 14 marzo 2015 in 12:21
      Permalink

      Grazie per aver letto l’articolo nella chiave giusta. Tua figlia, quando potrà bere birra, avrà una vastissima scelta, ne sono certo.

      Risposta
  • 25 febbraio 2015 in 23:52
    Permalink

    L’aumentare progressivo del dosaggio degli anticorpi è comunque un segno di una reazione del sistema immunitario, anche se non ancora tale da causare un danno rilevabile a livello intestinale. Come ti sentivi durante il periodo di prova, hai notato qualche strana sensazione tipo stanchezza o nausea?

    Leggevo sul sito dell’aic (http://www.celiachia.it/dieta/Dieta.aspx?SS=182&M=698) che il limite conosciuto per avere danno intestinale è di 50mg di glutine al giorno assunta continuativamente per 90 giorni.
    Assumerene un quantitativo superiore (ma comunque non enorme) per un periodo ridotto magari non porterà a danni intestinali, ma il rischio nell’attivare ripetutamente la reazione autoimmune è che poi non vi sia più risposta alla dieta aglutinata.

    Giustamente tu eri seguito da un medico competente che ha seguito la cosa con tutte le cautele del caso, ma il messaggio che può passare al lettore qualsiasi rischia di essere pericoloso e come minimo fare confusione. Rischia anche di banalizzare il problema della contaminazione fornendo conclusioni personali (supportate da una preparazione medica?) da una singola prova di un esperimento che per avere un valore deve essere effettuato su centinaia se non migliaia di persone.

    Risposta
    • 14 marzo 2015 in 12:31
      Permalink

      Durante i 35 giorni non ho avuto sintomi riconducibili all’assunzione di glutine (il mio organismo reagiva con spossatezza, mal di testa e gonfiore addominale prima della diagnosi). Le conclusioni della ricerca sono chiare: non è possibile dire che i risultati sono scientificamente validi, visto che c’è un solo soggetto, ma può essere l’inizio di una ricerca più ampia che prenda in esame molti più soggetti. Per quanto riguarda la contaminazione (parola che già da sola è fuorviante) bisognerebbe fare delle riflessioni serie, soprattutto nell’analizzare i diversi tipi e le diverse condizioni in cui avviene. Magari dedicheremo una nuova ricerca a questo argomento.

      Risposta
  • 18 maggio 2015 in 11:53
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    Complimenti vivissimi Alfonso. Hai dato il via ad una possibile ricerca scientifica volta ad ottenere dati statistici di riferimento per la valutazione del reale rischio di tossicità della birra, e non solo, sul celiaco.
    Credo che ogni sperimentazione fatta con consapevolezza sia la base per avviare qualcosa di più ampia portata nel mondo delle ricerche empiriche sul tema.
    La speranza è che si riesca ad avere presto una maggiore diffusione di prodotto Senza glutine nel mondo della birra sia industriale che, soprattutto, artigianale.

    Risposta
  • 1 giugno 2015 in 17:02
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    sarebbe bello partecipare ma, sebbene io sia celiaca da un annetto quasi, quando ingerisco glutine il mio intestino un paio d ore dopo lo espelle in maniera abbastanza violenta e dolorosa :s
    comunque complimenti per l’esperimento!

    Risposta

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