Hanno ancora senso i buoni mensili per i celiaci?

L’intolleranza permanente al glutine, meglio conosciuta col termine Celiachia, è una patologia che colpisce l’1% della popolazione. Esiste una sola modalità per poter curare questa condizione: seguire una dieta con alimenti privi di glutine. Come già approfondito nel precedente articolo sull’etichettatura dei prodotti senza glutine, nel 2005 è stata istituita la legge che consente l’erogazione dei prodotti definiti “dietoterapeutici”, erogabili dal sistema sanitario nazionale. In parole povere, in funzione del sesso e dell’età sono state determinate delle soglie di spesa di cui i celiaci possono usufruire per poter ritirare (gratuitamente) prodotti senza glutine in farmacia o nei negozi convenzionati. Questi prodotti sono individuabili da un logo circolare bianco e verde rilasciato dal Ministero della Salute alle aziende dopo aver realizzato approfonditi controlli presso gli impianti produttivi delle stesse.


I celiaci che usufruiscono di questa agevolazione sono 164.492 (dati del Ministero della Salute riferiti al 2013). Suddividendo i celiaci tra donne (circa 2/3 del totale), uomini e bambini, lo Stato italiano paga ogni anno una cifra superiore ai 200.000.000 di euro per erogare questi prodotti. Una cifra notevole che, se aggiornata al 2015, sarà decisamente più elevata.

L’erogazione gratuita dei prodotti senza glutine è di notevole aiuto per la vita del celiaco, ma nasconde ombre sulle quali sarebbe opportuno fare chiarezza.

Una delle prime è la differenza di prezzo che lo Stato paga rispetto allo stesso prodotto venduto normalmente nei negozi o nella grande distribuzione. Se le regole del mercato sono le stesse che riguardano tutti i prodotti della filiera agroalimentare, non esistono costi aggiuntivi per giustificano una differenza di prezzo che spesso supera il 50%.

Altro argomento che andrebbe approfondito è la tipologia di prodotti che possono essere erogati gratuitamente. La legge 123/2005, all’art.4 comma 1 recita: “Al fine di garantire un’alimentazione equilibrata, ai soggetti affetti da Celiachia è riconosciuto il diritto all’erogazione gratuita di prodotti dietoterapeutici senza glutine”. Oggi la legge, secondo il mio parere, è stata completamente tradita dall’offerta di dietoterapeutici che nulla hanno a che fare con l’alimentazione equilibrata: merendine con infinite tipologie di farcitura e snack ipercalorici sono l’esatto opposto di ciò che è previsto in una dieta equilibrata. Pasta, pane e farina possono essere considerati prodotti necessari per continuare a condurre un’alimentazione corretta, ma tutto il resto, non necessario nella dieta di qualsiasi essere umano, dovrebbe rappresentare la scelta personale di chi vuole togliersi lo sfizio di mangiare qualcosa di diverso, ma non possono essere considerati necessari al punto da essere erogati gratuitamente dallo Stato. Bastoncini di pesce impanati, olive ascolane, arancini di riso, barrette di cioccolato con cereali consentiti e tanto altro ancora non sono eticamente ammissibili tra i prodotti erogabili dallo Stato.

Questo approccio all’alimentazione non è differente da quello che avviene normalmente nei consumi di prodotti alimentari. I prodotti trasformati hanno letteralmente cambiato l’approccio al cibo sulle tavole dell’uomo, allontanandolo da tutto ciò che è offerto dalla natura e che da sempre ha rappresentato le tradizioni gastronomiche. Nel caso dei celiaci questo atteggiamento è ancora più grave, visto che parliamo di persone che hanno già un problema fisico relativo all’assunzione del cibo e proprio per questo motivo dovrebbero essere maggiormente stimolati a seguire un regime alimentare sano, senza utilizzo di prodotti trasformati dall’industria. Questa problematica è legata alla cultura del cibo relativa alle ultime due generazioni, quelle vissute nel benessere economico che ha permesso di avere tutto già pronto e disponibile in qualsiasi luogo. Partire da una educazione all’uso corretto del cibo potrebbe rappresentare un passo in avanti decisivo anche per le prossime generazioni.

Questi due argomenti, già da soli, dovrebbero far riflettere sulla necessità di mantenere il privilegio dell’erogazione dei buoni a queste condizioni.

Voglio però mettere in campo ulteriori argomenti di riflessione su cui ritengo sia necessario riflettere. Come dicevo all’inizio, i celiaci sono l’1% della popolazione, quindi in Italia dovremmo avere circa 600.000 persone a cui è stata diagnosticata la Celiachia. I dati del 2013 parlano di poco meno di 150.000 diagnosticati, quindi vuol dire circa il 75% dei celiaci (450.000) non è stato diagnosticato. Una cifra enorme di persone che, in assenza di diagnosi e quindi di alimentazione senza glutine, potrebbero sviluppare nel tempo patologie collegate alla celiachia non curata. Tra queste patologie vi sono alcune molto gravi, che possono mettere a rischio la stessa vita di queste persone. Per correre ai ripari rispetto a questo rischio, sarebbe necessario uno screening seriologico di massa, per permettere la diagnosi di tutti coloro che sono inconsapevolmente celiaci. Questo tipo di screening della popolazione ha sicuramente dei costi importanti, ma decisamente inferiori rispetto a quelli che il sistema sanitario nazionale dovrà impiegare per curare persone che potrebbero, per effetto di una mancata diagnosi di Celiachia, sviluppare patologie ben più gravi…

Facile, quindi, fare qualche riflessione:

Ha ancora senso mantenere le attuali condizioni per il ritiro gratuito di dietoterapeutici?

Perché non utilizzare i fondi stanziati per i dietoterapeutici (o una parte di essi) per finanziare lo screening della popolazione?

Perché non utilizzare una parte dei fondi per far partire progetti di educazione alimentare che insegni alle persone come approcciarsi all’alimentazione sana, partendo dall’utilizzo di alimenti naturalmente privi di glutine?

Ho bevuto glutine

Un degustatore di birra (celiaco) ha bevuto birra con glutine per 35 giorni in giro per l’Italia per conoscere gli effetti di queste birre sul suo organismo. Il tutto è avvenuto sotto il monitoraggio dell’U.O.C. di Gastroenterologia Universitaria di Salerno. Quel celiaco sono io.

Raccontata così potrebbe sembrare una follia, ma questa è solo una delle tappe della ricerca sulla birra che sto portando avanti da tre anni. Per meglio comprendere i motivi di questo “test” bisogna, però, partire dai primi passi di questo percorso.

Tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, poco dopo la diagnosi di celiachia, ho cominciato a studiare i metodi che portano alla realizzazione di birre senza glutine. Per avere un quadro chiaro da cui partire, ho analizzato, in collaborazione con l’istituto di ricerca Icq-Conal (ora UL Conal), ben 110 birre esistenti sul mercato italiano. I risultati di quella ricerca hanno fornito i primi dati incoraggianti, mettendo in evidenza tante birre che avevano già un basso contenuto di glutine, di cui alcune già “inconsapevolmente” al di sotto della soglia di 20 ppm, e quindi pronte per essere definite “senza glutine”.

Dal quel momento in poi la ricerca è stata sempre più incalzante e le birre analizzate sono aumentate sempre di più. Il movimento birraio italiano ha colto il senso che stavo dando a queste ricerche e molti si sono prodigati nel perfezionamento delle ricette e delle tecniche produttive. Ad oggi ho visto nascere una sensibilità enorme intorno a questo argomento, supportato anche dal mercato, che cerca sempre più prodotti di qualità senza glutine. Un grande successo in questo senso è stato anche il recente Italian Low Gluten Beer Award, organizzato da Nonsologlutine e rivolto al mondo artigianale italiano.

Insomma, tutte queste ricerche mi hanno permesso di avere chiara l’idea della direzione da prendere per la produzione, ma allo stesso tempo hanno stimolato le mie riflessioni, ed ho cominciato a pensare anche al modo in cui poter proporre e sdoganare le birre senza glutine (<20ppm) o a basso contenuto (<100ppm).

Uno dei problemi che maggiormente affligge il quotidiano del celiaco o del sensibile al glutine è la famosa “contaminazione” (termine che fa pensare ad un’azione batterica del glutine, cosa decisamente errata, in quanto si tratta solo di un semplice contatto fisico). Immaginando la vita classica di un pub con diverse birre alla spina, mi sono posto il problema dell’eventuale “contaminazione” della birra alla spina senza glutine da parte di birre con glutine. Vista la bassissima concentrazione di glutine nelle birre in generale, per me il problema non dovrebbe porsi nella maniera più assoluta. Ma conoscendo l’approccio di chi mangia e beve senza glutine, sempre timoroso rispetto alle “contaminazioni”, ho pensato che fosse opportuno capire gli effetti di quel poco glutine contenuto nelle birre in generale sull’organismo di un celiaco. L’unico modo per realizzare questa ricerca era quello di sottoporsi in prima persona come cavia.

Ho affrontato questo argomento diverse volte con la Prof.ssa Ciacci, Professore Ordinario di Gastroenterologia presso la Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Salerno e responsabile dell’U.O.C. di Gastroenterologia Universitaria di Salerno. Ho sempre pensato che fosse un tema di ricerca interessante, anche per capire (realmente) come si manifestano i danni da assunzione di glutine nell’organismo di un celiaco.

Ma passare dalle parole ai fatti non è facile, anche perché il protocollo di ricerca necessario era abbastanza invasivo: gastroscopia e biopsia dello stomaco e del duodeno, il primo giorno e l’ultimo, oltre ai prelievi ematici settimanali durante tutto il periodo. C’era bisogno di una forte motivazione per intraprendere questo percorso, ma non è tardata ad arrivare.

Nel febbraio 2014 mi è arrivata una mail da Unionbirrai in cui mi comunicavano che ero stato selezionato come giudice per Birra dell’Anno, il più importante concorso sulle birre artigianali italiane. Per due giorni non ho confermato la mia presenza, volevo riflettere se correre questo rischio, ma come sempre mi è capitato nella vita, ho guardato il lato positivo: quale migliore occasione per fare quella ricerca sull’uomo che da tanto avevo in testa?

Ho contattato immediatamente la Prof.ssa Ciacci raccontandole della convocazione a BdA e le ho detto che ero pronto per partire. Dopo uno scambio di email fitto tra noi in cui mi vengono prospettati gli eventuali problemi a cui posso andare incontro, la mia decisione non cambia, anzi è presa: voglio bere glutine!

Così la Prof.ssa ha preparato il protocollo della ricerca e me lo ha sottoposto. Dopo una lettura attenta ho deciso di procedere. I tempi erano stretti e bisognava partire subito: l’11 marzo alle 9 ero in ospedale. Firmati tutti i documenti, ho fatto i primi prelievi e sono andato nel laboratorio per la gastroscopia, eseguita personalmente dalla Prof.ssa Ciacci. Un leggero sedativo. Ancora un po’ stordito sono stato accompagnato in una saletta per riprendermi comodamente. In quella saletta ho deciso di documentare tutti i giorni della ricerca con un selfie che ho pubblicato sul mio profilo Facebook, riconoscibile con l’hashtag #iwanttoknow. Trentasei selfie per ogni giorno della ricerca, che in parte hanno dato vita a sterili polemiche dei soliti detrattori e dall’altra stimolavano la curiosità di coloro che si chiedevano cosa “io volessi sapere”.

I 36 selfie di  #iwanttoknow
I 36 selfie di #iwanttoknow

Da quel momento ho vissuto 35 giorni intensissimi di tour in giro per l’Italia nei vari appuntamenti che avevo in programma: dalla serata di degustazione con Agostino Arioli, uno dei padri fondatori del movimento birraio artigianale italiano, alla Giuria di Birra dell’Anno a Rimini, dall’Italia Beer Festival di Milano alla manifestazione Mastro Birraio di Forlì, dalla pre-inaugurazione del Bir&Fud di Manuele Colonna a Roma al Mastro Birraio di Santa Lucia di Piave, dalla Giuria del Campionato del Mondo di Pizza senza glutine a Parma alle lezioni nei corsi per degustatori di birra di Unionbirrai.

Cinque settimane impegnative, dove ho bevuto molte birre, dal mezzo litro ai quattro litri al giorno (nei giorni della giuria di BdA). La mia alimentazione in quei giorni è stata rigorosamente senza glutine, come ho sempre fatto dal primo giorno della diagnosi, mentre la birra era normale, e di glutine ne aveva – anche molto in alcuni casi. Nelle giornate in cui ero a casa ho bevuto solo birre che dalle analisi precedenti risultavano contenenti molto glutine, così da poter “stressare” meglio il mio organismo. Ho tenuto un diario molto meticoloso di quei giorni, così da poter restituire un quadro completo allo staff della prof.ssa Ciacci quando avrebbero poi elaborato i dati.

In quel lungo periodo il mio corpo non ha manifestato sintomi conseguenti all’assunzione di glutine, ma questo lo avevamo già messo in conto. I sintomi sono molto soggettivi. Per questo motivo il protocollo prevedeva le gastroscopie e i prelievi del sangue, per tenere sotto controllo i villi intestinali e i valori degli anticorpi, perché erano quelli i dati che alla fine aspettavamo di conoscere.

La curiosità è stata febbrile nei giorni successivi alla seconda gastroscopia, fatta il 15 aprile. Quando ho letto il referto dell’esame istologico, effettuato sul tessuto del mio duodeno, c’è stata la prima sorpresa. La conclusione del documento recitava testualmente: “Il reperto risulta compatibile con una condizione di malassorbimento tipo celiachia verosimilmente in paziente sottoposto a dieta priva di glutine“. E analisi più sofisticate, come la conta delle cellule infiammatorie, non hanno fatto vedere differenze rispetto alla prima biopsia. Tradotto in parole povere, i miei villi hanno tenuto alla grande, come se non avessi ingerito glutine.

Il dato che mi ha ulteriormente sorpreso è stato quello relativo alle analisi degli anticorpi anti-transglutaminasi (IgG e IgA) nel sangue. In questo caso le valutazioni finali recitano: “Non sono state evidenziate alterazioni significative dei livelli di anti-transglutaminasi sierica”. Anche in questo caso i valori degli anticorpi, anche se progressivamente aumentati nel corso del tempo, si sono tenuti abbondantemente sotto il livello di guardia.

Le valutazioni conclusive della Prof.ssa Ciacci hanno messo in evidenza che “dal punto di vista clinico, le modificazioni nel livello degli anticorpi nel sangue osservate durante l’esposizione alla birra sono di modesta entità tuttavia suggeriscono che un periodo più lungo o una maggiore entità dell’esposizione a birra a contenuto variabile di glutine possano essere dannose per la salute di un celiaco”. Ineccepibili le conclusioni sopra citate, anche perché la media di un litro di birra al giorno, indipendentemente dal glutine contenuto, può dare problemi molto gravi a qualsiasi persona.

Con la prof.ssa Ciacci dopo la seconda gastroscopia (36esimo giorno)
Con la prof.ssa Ciacci dopo la seconda gastroscopia (36esimo giorno)

Trentacinque giorni di stress-test del mio organismo a colpi di glutine della birra (molta birra) hanno provocato un danno irrilevante soprattutto se paragonato a quello comunemente temuto nel caso di contaminazioni occasionali che possono avvenire nella vita di un celiaco che segue una corretta dieta senza glutine.

I risultati di questo test sono riferibili solo alla mia persona, non possono essere considerati oggettivamente validi per tutti, per lo stesso motivo per cui le impronte digitali sono diverse da persona a persona. Tuttavia allo stesso tempo aprono una porta enorme alla sperimentazione e alle possibilità di ricerca nel settore birra, legata al consumo della stessa. Il prossimo passo potrebbe essere l’estensione di questa ricerca ad un numero più elevato di soggetti, per avere un dato statistico significativo, che dia evidenze scientifiche oggettivamente valide. Non è un’impresa impossibile, soprattutto se il monitoraggio fosse meno invasivo e magari limitato alle analisi degli anticorpi anti-transglutaminasi, ma questo lo lasciamo stabilire a chi di dovere, i ricercatori.

La mia idea è quella di trasformare, ad un anno dalla sua comparsa sui social, l’hashtag #iwanttoknow in #wewanttoknow, per provare tutti insieme, sotto stretta sorveglianza medica, a realizzare una piccola rivoluzione per il mondo della birra senza glutine. Chiunque si sentisse di voler dare il suo contributo può scriverci all’indirizzo info@nonsologlutine.it

Cheers

Birra artigianale e alta cucina senza glutine

birre green'sSe ci chiedessero quale piatto abbinare alla birra, la prima risposta che ci verrebbe in mente sarebbe quasi certamente la pizza. Purtroppo non sempre è la risposta giusta, soprattutto se prendiamo in considerazione le birre artigianali attualmente presenti sul mercato. Le qualità organolettiche delle birre senza glutine disponibili sono tali da permettere l’abbinamento di queste a qualsiasi piatto della ristorazione, dall’antipasto al dolce, cosa difficilmente raggiungibile anche dal vino.

Gli abbinamenti possono essere realizzati in due modalità tra loro differenti, per affinità o per contrasto. Nel primo caso si lavora sulla ricerca di caratteristiche dei piatti riscontrabili anche nella birra (dolce, amaro, affumicato, tostato, etc…), mentre nel secondo si cercano caratteristiche delle birre che riescano a contrastare le proprietà di alcune pietanze. Una regola alla quale non è possibile sottrarsi è quella dell’equilibrio nell’abbinamento: la birra non deve mai prevalere sulla pietanza e viceversa.

Ci troviamo nel piatto una pietanza fritta o grassa? Per pulire il palato possiamo abbinare una birra che abbia un buon amaro, oppure un grado alcolico più alto della media. Un piatto di carne alla brace? In questo caso una birra che utilizzi malti affumicati è la scelta giusta. Un dolce in cui siano presenti cioccolato o caffè? Una birra con malti tostati è ciò che occorre.

Ma vediamo nella pratica come poter abbinare delle ottime birre a piatti di alta ristorazione. In particolare parliamo di una serata di degustazione in cui ho abbinato le birre della Green’s, produttore di cinque birre artigianali senza glutine prodotte da malto d’orzo e deglutinate durante il processo produttivo, a piatti preparati dallo chef Marco Scaglione, due volte Campione Italiano di alta cucina senza glutine.

antipastoLa prima portata è stata un antipasto in cui erano presenti nel piatto dei mini babà di patate con zabaione ed una parmigiana di melenzane con scamorza e nasello alla grappa. Gli ingredienti utilizzati avevano in comune la dolcezza delle patate, della scamorza e del nasello, per cui era necessaria la scelta di una birra che non avesse caratteristiche organolettiche molto caratterizzanti, e quindi che fosse particolarmente bilanciata. La scelta è ricaduta sulla Blonde che fa dell’equilibrio la sua caratteristica principale. Una birra in cui è possibile apprezzare il leggero fruttato dovuto ai lieviti utilizzati ed una morbidezza al palato che permettono a questa birra di trovare il giusto connubio con piatti delicati, soprattutto con piatti di pesce non molto grassi.

crespella teffAll’antipasto sono seguiti due primi piatti: una crespella di teff con cozze, porri stufati, crema di formaggio stagionato e aceto balsamico, seguita da un nido di spaghetti alla chitarra con salmone scottato, zucchine a cubetti e olive taggiasche. Gli ingredienti di questi due piatti erano davvero molto complessi e tra loro molto contrastanti.

spaghetti alla chitarra In questo caso ho pensato che fosse opportuno bilanciare i sapori più intensi che in entrambi i piatti avevano la prevalenza. Nel caso della crespella il teff e le cozze, mentre nel secondo piatto questo ruolo era rappresentato dalle olive taggiasche. La birra abbinata a questi due piatti è stata la Amber, una birra caratterizzata dall’utilizzo di malto tostato e leggermente affumicato, che al palato lascia un retrogusto amaro e secco che bilancia in maniera ottimale l’intensità del teff e delle olive, esaltando il sapido delle cozze.

pizzaDopo i primi è stata la volta dei tranci di pizza, farciti con diversi ingredienti,  tutti riconducibili al pomodoro e alla mozzarella. La dolcezza del pomodoro e il grasso della mozzarella  sono le due caratteristiche che andavano affrontate nell’abbinamento con la birra, che in questo caso è stata la Golden Ale. Questa birra, caratterizzata da una carbonazione (frizzantezza) medio alta, una dolcezza dovuta al malto caramellato e la secchezza nel retrogusto, è stata la scelta più opportuna per familiarità al pomodoro e per la pulizia del palato dai grassi contenuti nei latticini.

profitteroles con cioccolatoL’ultima portata è stata quella dolce: profitteroles con crema pasticcera al limone e crema calda al cioccolato. Le birre in questo caso riescono ad arrivare lì dove il vino fallisce. Scelta quasi obbligata per la Dark, la birra più intrigante di Green’s, caratterizzata dai malti molto tostati che danno al naso e al palato chiari sentori di cacao, caffè e liquirizia, che bene di abbinano al cioccolato presente nella portata.

Come si è potuto vedere, le birre artigianali senza glutine presenti sul mercato hanno caratteristiche tali da poter essere utilizzate senza alcun problema con piatti molto complessi ed articolati. Il divertimento, negli accostamenti gastronomici, sta proprio nella continua sperimentazione e nell’accostamento a piatti sempre diversi, magari osando anche oltre le convenzioni per poter capire fin dove potersi spingere. Come tutto il mondo della degustazione, esiste un solo modo per accrescere la propria esperienza: provare, provare e provare ancora, senza temere di commettere errori, perché anche quelli aiutano all’educazione corretta del palato. Un palato educato alla degustazione è anche un palato attento alla scelta delle materie prime da utilizzare in cucina, sempre in abbinamento a grandi birre senza glutine.

Cheers!

Celiachia e dieta senza glutine: intervista alla Prof.ssa Ciacci

Ciacci Convegno

Questo sito si occupa di alimentazione naturalmente priva di glutine, mettendo il luce le eccellenze gastronomiche senza glutine e le attività più interessanti che girano intorno a questo mondo. Durante questo percorso mi trovo spesso a confrontarmi con le domande di coloro che vogliono avere notizie relative al legame tra la patologia medica e l’alimentazione senza glutine. Per poter approfondire queste tematiche ho deciso di interpellare un’autorità nel campo scientifico di questo settore, la prof.ssa Carolina Ciacci.

La dott.ssa Ciacci è Professore Ordinario di Gastroenterologia presso la Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Salerno.

Dal 1982 al 2011 ha svolto la sua attività assistenziale presso l’Università Federico II di Napoli, interessandosi di attività ambulatoriali, endoscopia e ricoveri ordinari e Day Hospital. L’interesse particolare della prof.ssa Ciacci per la malattia celiaca ha reso possibile la creazione di un centro terziario per la malattia celiaca e le intolleranze alimentari che, seguendo più di 3000 pazienti adulti della regione Campania, Lazio, Puglia e Calabria è da considerarsi uno dei più grandi esistenti.

Dal 2005 è responsabile del Centro di Coordinamento per la celiachia dell’adulto della regione Campania, con il compito di gestire 24 centri terziari per la diagnosi e follow-up della celiachia che assistono un totale di circa 10.000 pazienti nel territorio regionale.

Ha creato la Rete Regionale per la celiachia, il registro informatizzato che è all’avvio sul territorio, ha collaborato alla stesura delle Linee Guida Regionali per la Celiachia e una serie di  progetti di formazione professionale (medici, infermieri, ristoratori, docenti scolastici).

Dal Marzo 2011 lavora presso AOU del S. Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno come responsabile della UOC di Gastroenterologia Universitaria. Ha attivato un ambulatorio per le malattie infiammatorie croniche e celiachia, uno per la motilità gastrointestinale, un centro specializzato nel follow-up trapianti di fegato e un servizio di Day Hospital.

Recentemente (aprile 2012) sulla base dell’H Index  è stata inserita tra i TOP 100 Scientist Italiani , classifica che include tutti i ricercatori, non solo quelli di Medicina.

Incontro la prof.ssa nel suo ufficio al Ruggi d’Aragona di Salerno per parlare in generale delle tematiche legate all’alimentazione del celiaco e sulle linee guida per una corretta alimentazione senza glutine.

Del Forno: Prof.ssa Ciacci, nell’alimentazione del celiaco si parla di un limite massimo di assunzione di glutine pari a 10 mg/giorno. Cosa ne pensa lei di questi dati e in che arco temporale possono essere assunti questi 10 mg?

Ciacci: Gli studi condotti sono limitati dal fatto che non sono omogenei. Hanno testato dosi diverse in tempi diversi sia in bambini che in adulti. La dose di 10 mg deriva da uno studio multicentrico italiano, in cui glutine o placebo venivano somministrati in doppio cieco (Catassi C, Fabiani E, Iacono G, D’Agate C, Francavilla R, Biagi F, Volta U, Accomando S, Picarelli A, De Vitis I, Pianelli G, Gesuita R, Carle F, Mandolesi A, Bearzi I, Fasano A. A prospective, double-blind, placebo-controlled trial to establish a safe gluten threshold for patients with celiac disease. Am J Clin Nutr 85: 160-166, 2007) disegnato sulla base di altri studi presenti in letteratura.  Questo studio, così come gli altri precedenti e seguenti, ha dei limiti dati dal fatto che sono stati esclusi i soggetti maggiormente sensibili al glutine, per cui non sappiamo se in questi “ipersensibili” 10 mg siano troppi o no; inoltre sappiamo con certezza che esistono individui in cui la dose giornaliera di glutine tollerata è più alta. Per quel che riguarda il lasso di tempo entro cui è possibile assumere i 10 mg, purtroppo ad oggi non ci sono dati certi.

D.F.:  Molti celiaci, pur essendo rigorosi nella dieta senza glutine, quando avvertono dei disturbi fisici legati all’apparato digerente, imputano la colpa ad una probabile contaminazione. Potrebbe non essere colpa di una contaminazione l’eventuale malessere, addebitabile invece a cause lontane dall’assunzione di glutine?

C: Avere la celiachia non esclude altre patologie. Esistono dati in letteratura che dimostrano che la sindrome del colon irritabile è frequente nei celiaci. I sintomi sono variazione dell’alvo in senso diarroico o stiptico, dolore addominale, gonfiore addominale che compaiono in modo variabile, senza relazione con l’assunzione del glutine.

Prof Ciacci

D.F.: Si parla spesso di alimentazione senza glutine come di una moda. Quanto è nociva la dieta senza glutine, soprattutto se portata avanti con alimenti naturalmente privi di glutine, così come fanno intere popolazione asiatiche e del sud America?

C: La dieta senza glutine non è mai nociva, se ben equilibrata, ma può essere costosa. In termini economici ed in termini sociali. I diabetici, o coloro che hanno il colesterolo alto nel sangue, devono seguire ugualmente una dieta, ma ogni giorno assumono rispettivamente carboidrati e grassi e questo senza alcun danno. I celiaci non possono e non devono mangiare glutine, mai.  La loro alimentazione richiede una attenzione e una programmazione costante. La sicurezza del cibo diventa per molti celiaci, e per i parenti, il centro focale della giornata.  Per questo non si tratta di demonizzare la dieta senza glutine in assoluto ma piuttosto di usarla per quello che è, una terapia.

In effetti esiste una “moda” dell’alimentazione senza glutine anche quando la celiachia è esclusa. In genere viene auto-prescritta, su suggerimento di amici o parenti, o talora prescritta come “prova” da medici o biologi nutrizionisti. Molte volte la dieta senza glutine, almeno nei primi tempi, funziona nel ridurre i sintomi gastrointestinali. Ma queste persone tendono ad eliminare ben più che il solo grano. Spesso non assumono latte e derivati, molti tipi di frutta e di verdura, ed eliminano cibi complessi e calorici. Quindi è difficile dire se effettivamente sia il glutine il solo responsabile dei loro sintomi.

D.F.: Diverse patologie insorgono nelle persone per effetto della celiachia. Dopo aver iniziato la dieta senza glutine ed aver verificato la negativizzazione degli anticorpi, queste patologie scompaiono dalla vita del celiaco? Ed inoltre, l’organismo di un celiaco che osserva rigorosamente la dieta, è un organismo sano oppure è più delicato di un non celiaco?

C: Molto dipende dalla patologia. Se parlassimo di osteoporosi, ad esempio, molto dipenderebbe dall’età della persona a cui viene fatta diagnosi di celiachia: un giovane recupera facilmente, un adulto non riesce a recuperare ma in compenso interrompe la perdita di massa ossea.  Discorso diverso per la tiroide, i cui il danno derivante dalla celiachia, spesso una tiroidite autoimmune, non regrediscono con la dieta.

Un celiaco che fa bene la dieta è da considerarsi a tutti gli effetti un soggetto sano. Non è allergico, cioè non deve temere complicazioni extra per farmaci o allergie e soprattutto non ha il sistema immunitario più debole.

D.F.: La ringrazio Prof.ssa Ciacci per il tempo che ha dedicato a questi argomenti. Spero di poterla rivedere presto per approfondire ulteriori tematiche che possano essere di interesse generale.

C: Mi ritenga a sua disposizione per ulteriori approfondimenti. A presto.

 

Campionato Mondiale del Pizzaiuolo al Napoli Pizza Village

foto_box_campionato

 

Nei giorni scorsi, per l’esattezza il 3 e il 4 settembre, si è svolto a Napoli il 12° Trofeo Caputo – Campionato Mondiale del Pizzaiuolo, inserito nella manifestazione Napoli Pizza Village, organizzata dall’Associazione Pizzaiuoli Napoletani, con 45 forni rappresentanti le migliori pizzerie appartenenti all’associazione.

Non poteva mancare il forno per le pizze senza glutine, gestito dallo Chef Nicola Ricci, il quale ha lavorato con impegno e passione per soddisfare la grande affluenza di pubblico, con la preparazione di oltre mille pizze senza glutine, alle quali erano abbinati i bignè con crema pasticcera preparati dallo stesso Ricci.

Alfonso Del Forno e Nicola Ricci
Alfonso Del Forno e Nicola Ricci

Ma torniamo al 12° Trofeo Caputo, al quale ho partecipato in qualità di giurato in compagnia dei rappresentanti regionali dell’Associazione Italiana Celiachia. In totale i partecipanti sono stati dieci, tra i quali due donne. La qualità generale delle pizze è stata decisamente medio/alta e, non essendoci vincoli per la farcitura che l’impasto, i pizzaioli si sono divertiti nel personalizzare le pizze con materie prime legate ai territori di provenienza.

Particolarmente interessante la pizza di Giovanni Giorgio: molto bella da vedere, oltre che ottima da mangiare, con mezza pizza ripiegata. La farcitura del “calzone” è stata realizzata con stracchino e salame Milano, mentre la parte a vista è stata realizzata con mozzarela e  stracchino in forno, mentre in uscita sono stati aggiunti speck, noci e fichi. L’impasto, realizzato con farina Mix It di DS e  lievitazione di 24 ore, è risultato essere ben lievitato, con un cornicione che faceva bella mostra di se ed una cottura perfetta.

La pizza di Giovanni Giorgio vincitrice del concorso
La pizza di Giovanni Giorgio vincitrice del concorso

La margherita è stata la pizza con la quale ha partecipato Antonio Salvati, il quale ha usato il mix Biaglut lievitato per 6 ore, farcendo il disco con materie prime di alta qualità, dal pomodoro San Marzano all’olio extravergine di oliva, passando per il fiordilatte. Buona sia la lievitazione che la cottura finale. Una pizza buona per tutti.

Antonio Salvati
Antonio Salvati

Mozzarella e provola di bufala, pachino giallo, rucola e scaglie di Parmigiano Reggiano sono gli ingredienti magistralmente usati da Michele Maresca per la pizza realizzata con farina Le 5 stelle e lievitata per 24 ore. Una pizza che al palato risulterebbe difficilmente distinguibile da una fatta con farina tradizionale (con glutine). Davvero buona.

Michele Maresca
Michele Maresca

Il fiore di zucca ha personalizzato la margherita di Massimo Franco, il quale ha preparato la pizza con farina Caputo (lievitazione 10 ore), farcendola con materie prime di buona qualità. Anche in questo caso la pizza è risultata essere cotta al punto giusto.

Massimo Franco
Massimo Franco

La scelta di materie prime ricercate è stata la strategia usata da Salì Murataj per farcire la sua pizza, realizzata con farina Biaglut e lievitata 48 ore: noci francesi, olio tartufato, pomodoro San Marzano, mozzarella di bufala, parmigiano Reggiano, salsiccia di maiale nero ed acciughe. Forse troppi sapori forti e non molto equilibrati tra loro. L’impasto invece molto buono per quel che riguarda la lievitazione. Non perfetta la cottura, visto che  alcuni ingredienti e lo stesso cornicione risultavano bruciati.

Salì Murataj
Salì Murataj

Il cappero è stato l’ingrediente caratterizzante di Paolo Bosio, il quale, usando la farina del Pane di Anna, ha realizzato una pizza con pomodoro, pomodorini, stracciatella e basilico.

Paolo Bosio
Paolo Bosio

Altrettanto interessante la pizza di Lucia Varlese, farcita con provola, emulsione di 4 formaggi, patate e zucchine lessate. Non male la cottura.

Lucia Varlese
Lucia Varlese

Giudizio nella media per la pizza di Domenico Felice, il quale ha preparato una miscela con 80% di farina di riso e 20% di farina di grano saraceno. Il risultato è stato quello di una pizza caratterizzata troppo dal grano saraceno che ha appesantito l’impasto, non permettendogli una buona lievitazione ed è stato un peccato vista l’ottima qualità della farcitura, realizzata con fiordilatte, pomodorini e basilico.

Domenico Felice
Domenico Felice

Discorso diverso per la pizza realizzata da Giuseppe Bianchi con il 20% di farina di castagne e 20% farina Schar, con una farcitura troppo intensa, preparata con pomodoro, peperoni, petto di pollo e ricottine di bufala.

Giuseppe Bianchi
Giuseppe Bianchi

Migliorabile la margherita di Simona Cammarota: la pizza è stata realizzata con un panetto preparato poco prima della gara (30 minuti prima) con farina Biaglut ed è risultata poco cotta e lievitata all’interno, nonostante la cottura esterna fosse giusta (forse l’impasto avrebbe dato il meglio di se nel forno elettrico con temperature inferiori e tempi di cottura più lunghi). Anche la scelta delle materie prime non mi hanno pienamente convinto in termini di qualità, nonostante sia stato dichiarato il pomodoro San Marzano, l’olio extravergine d’oliva e il fiordilatte.

Simona Cammarota
Simona Cammarota

Al di là della competizione, quello che viene fuori da questo evento è stato il notevole passo in avanti fatto dalle aziende produttrici di farine, con l’ottimizzazione delle miscele. A questo si aggiunge la professionalità dei pizzaioli, che sono sempre più attenti a preparare pizze senza glutine di elevata qualità, realizzando prodotti sempre più vicini a quelli tradizionali con glutine.

Un ringraziamento speciale va fatto allo Chef Nicola Ricci che ha coordinato i lavori della competizione e ha dato la possibilità di poter mangiare le sue pizze senza glutine ai tantissimi celiaci accorsi al Napoli Pizza Village.

Lo Chef Nicola Ricci
Lo Chef Nicola Ricci

Per meglio verificare cosa accade fuori dai concorsi non rimane che verificare la qualità delle pizze nei singoli locali, alla ricerca della pizza perfetta!

Buon Appetito

Mostra fotografica al Gluten Free Expo di Brescia

immagine_emailLa prima novità in arrivo, dopo il lancio del Concorso Fotografico “Coeliac Does It Better”, è l’annuncio dell’allestimento di una mostra fotografica all’interno del Gluten Free Expo, in programma a Brescia dal 15 al 18 novembre.

Il Gluten Free Expo è il Salone Internazionale più autorevole in Europa nel settore dei prodotti senza glutine. L’edizione di quest’anno si prospetta ancora più ricca della già esaltante edizione 2012, con il patrocinio dell’Expo Milano 2015.

La mostra fotografica, realizzata con le migliori immagini pervenute, sarà allestita nell’area espositiva e potrà essere visitata durante tutta la durata della manifestazione bresciana. Per le foto partecipanti al Concorso Fotografico di Nonsologlutine, questa sarà una vetrina importante, soprattutto per il messaggio positivo che le immagini vogliono trasmettere a chi le osserva.

copertina concorso-01“Coeliac Does It Better” è più di un motto e rappresenta un modo di pensare che sembra essere più diffuso di quanto ci si aspettasse, vista la quantità di foto finora arrivate.

Intanto le foto partecipanti possono essere visionate alla pagina Concorso Fotografico di questo sito, mentre per votarle bisogna collegarsi con la pagina facebook Coeliac Does It Better.

Continuate ad inviare i vostri scatti alla mail concorso@nonsologlutine.it, ricordando che il termine ultimo è il 22 settembre.

E le sorprese non finiscono qui….

Cheers

Primo concorso fotografico “Coeliac Does It Better”

copertina concorso-01

Prende il via il primo concorso fotografico di Nonsologlutine® dal titolo “Coeliac does it better”, il motto che contraddistingue questo portale internet dalla sua nascita.

Il celiaco lo fa meglio parte dall’idea che l’alimentazione degli intolleranti al glutine, per l’attenzione rivolta al cibo da mettere a tavola, deve essere necessariamente molto oculata e di conseguenza aumenta la capacità del consumatore a prestare la massima attenzione a ciò che mangia. Seguendo un regime alimentare naturalmente privo di glutine ed eliminando dalla dieta anche molto cibo spazzatura, il celiaco può dire ad alta voce che mangia meglio degli altri

Naturalmente il tema del concorso vuole essere anche una provocazione rivolta a tanti altri settori del vissuto quotidiano del celiaco, mettendo in risalto un aspetto fondamentale: l’intollerante al glutine non è una persona malata che deve vivere in maniera sacrificata la propria esistenza, ma al contrario è una persona che, da quella che può sembrare una condizione di debolezza, prende spunto per trovare una forza interiore che lo rende primeggiante in tanti settori. Ed è verso questi aspetti della vita dell’intollerante al glutine che il concorso fotografico vuole guardare. Cosa il celiaco fa meglio? Sport, cucina, studio, lavoro, arte, cinema, teatro… Ogni contesto può essere quello giusto per affermare che il celiaco lo fa meglio, riuscendo ad esprimere questa capacità attraverso uno o più scatti fotografici.

La partecipazione al concorso è del tutto gratuita ed è possibile inviare le foto partecipanti all’indirizzo concorso@nonsologlutine.it, dopo aver visionato il regolamento di partecipazione alla pagina www.nonsologlutine.it/concorsofotografico

Le foto partecipanti saranno pubblicate su www.nonsologlutine.it e sulla pagina www.facebook.com/coeliacdoesitbetter , ed è proprio sulla pagina facebook che si potranno esprimere le preferenze della giuria popolare.

I vincitori saranno proclamati a Brescia durante le giornate del Gluten Free Expo, il più importante salone europeo dei prodotti senza glutine, che si terrà dal 15 al 18 novembre 2013.

Non vi resta che prendere la macchina fotografica in mano e cominciare a scattare. Avete tempo fino al 22 settembre per poterci inviare le vostre foto.

Imperial Beer Party: cronache di una degustazione gluten free.

degustazioni
I bicchieri delle birre degustate

Ieri pomeriggio alle 18:00, nell’area dell’ex Mattatoio di Roma, a Testaccio, si è svolta una degustazione di birre senza glutine organizzata alla delegazione AIC laziale. L’argomento, che a me sta particolarmente a cuore, era troppo interessante per non partecipare all’evento, soprattutto per confrontarmi con altre realtà che esistono sul territorio e capire la validità del lavoro che ho svolto in quasi due anni in questo settore.

Arrivato al mattatoio, ho trovato i tavoli dove si sarebbe svolto il laboratorio e mi sono accomodato nei pressi della postazione dei giurati. Affianco a me c’erano alcuni produttori di birra artigianale italiana, presenti alla manifestazione con le proprie birre e curiosi del mondo gluten free.

Questa degustazione veniva presentata come una sorta di competizione tra le birre presenti, con tanto di assegnazione del “titolo” di migliore birra senza glutine della manifestazione. A questo punto mi chiedo quanti marchi saranno in “competizione” e scopro che le birre da degustare saranno 7: tre de “Il Birrino” e 4 di “Glutenberg”. La cosa mi lascia molto perplesso per due motivazioni fondamentali: la prima riguarda le materie prime di produzione diverse tra loro (le prime realizzate da malto d’orzo e le seconde da cereali naturamente senza glutine, diverse dall’orzo), la seconda è relativa alla così ristretta valutazione dei marchi esistenti, non prendendo in considerazione la enorme quantità di quelle presenti sul mercato italiano.

Parlando con gli organizzatori della manifestazione, ai quali rivolgo i complimenti per aver aperto questa finestra nella loro kermesse, scopro che la scelta è stata fatta da AIC Lazio, chiarendo che la degustazione non ha la pretesa di essere un vero concorso, ma rappresenterebbe solo un momento di aggregazione per parlare di birra senza glutine nel contesto di una manifestazione sulla birra artigianale. La stessa “giuria” sembra essere composta da comuni consumatori senza particolari conoscenze di tecniche di degustazione. Prendo per buona la spiegazione, continuando a nutrire forti perplessità sul taglio dato alla degustazione/concorso annunciata.

Iniziano ad arrivare i primi bicchieri di birra senza che venga dichiarato il contenuto (degustazione alla cieca), con interventi dei vari presenti tra un bicchiere e l’altro. Qui cominciano le note dolenti: la prima birra risulta essere estremamente leggera (watery nel gergo tecnico) e presenta alcuni difetti. La seconda, pur non presentando difetti, non esalta i giurati nè tantomeno i birrai, i quali degustano ma non hanno “potere” sul giudizio finale. Dalla terza birra in poi iniziano a venire fuori i limiti dell’evento: arrivano nei bicchieri birre palesemente difettate che al palato esperto e allenato dei birrai fanno emergere i limiti di bevibilità delle stesse, intervallate da birre sicuramente senza difetti, ma dalla caratterizzazione forte da parte del produttore, tipico delle birre artigianali. Emergono a questo punto le differenze tra i giudizi dei “giurati” e quelli dei birrai: quelli che sono chiaramenti difetti delle birre vengono giudicati fattori qualitativi (!?!) da parte dei giudici (che votano prima del giudizio dei birrai).

Alla fine delle sette degustazioni si tirano le somme sulle valutazioni dei giurati e soprattutto si evince la totale contrapposizione con quelle dei birrai, tanto da far dire ad uno di questi che, se quelle giudicate buone sono quelle provate nel laboratorio appena terminato, a questo punto è meglio bere acqua minerale!!! Per la cronaca, la birra più apprezzata dai “giurati” è stata la Wiener de “Il Birrino”, seguita dall’American Pale Ale e dalla Red Ale di Glutenberg.

birre presenti
Le sette birre degustate

Polemiche a parte, credo, e spero, che lo scopo dell’appuntamento fosse solo quello di poter introdurre l’argomento birra senza glutine all’interno di una manifestazione brassicola, senza dare enfasi ad eventuali gare e competizioni tra le birre presenti. Fare un concorso prevede delle regole di partecipazione molto rigide e ferree, coinvolgendo tutti i concorrenti possibili e mettendo i partecipanti in condizione di poter fornire le birre in maniera tale da essere idonee alla degustazione, con particolare attenzione alle temperature di servizio e alle modalità di conservazione, vista la “delicatezza” dei prodotti artigianali. Inoltre è fondamentale la scelta di giudici con le giuste competenze ed esperienze in termini di valutazioni organolettiche delle birre, per far si che i prodotti difettati non possano essere neppure presi in considerazione. Tutto ciò soprattutto per preservare la rispettabilità dei marchi rappresentati, dietro ai quali ci sono anni di lavoro e l’impiego di risorse economiche ingenti che non posso essere messe in discussione da concorsi improvvisati o pseudo tali.

La salute vien mangiando!

La salute vien mangiando La manifestazione Pianeta Bufala è stata la vetrina per la presentazione di una iniziativa che da mesi vede impegnate diverse persone in un progetto informativo rivolto ai bambini delle scuole elementari.

Alla presenza dei bambini del 1° Circolo di Eboli (Sa), sono state proiettate le slide in cui i bambini hanno potuto confrontarsi con l’alimentazione quotidiana, introducendo anche le problematiche relative alle intolleranze alimentari.

Usando un linguaggio molto familiare, quello colorato dei fumetti, si è data la possibilità ai bambini di interagire e di essere protagonisti durante il laboratorio.

Carlo e Giulia

I protagonisti delle slide, Carlo e Giulia, hanno reso molto facile l’approccio con la materia, permettendo ai piccoli di restare seduti per quasi un’ora (impresa ardua per l’età che andava dai 6 ai 10 anni).

Alla fine della proiezione, con l’ausilio delle insegnanti, sono state degustate delle porzioni di ricotta di bufala con un topping di cioccolato fuso: un dolce semplice e senza glutine che ha reso ancora più interessante la mattinata trascorsa con noi.laboratorio piccoli

Questo laboratorio è stato davvero un primo approccio verso il mondo dei bambini. Le altre iniziative saranno presentate all’inizio del nuovo anno scolastico, grazie soprattutto all’impegno di tutti coloro che stanno dedicando buona parte parte del loro tempo alla realizzazione di questo progetto. In particolare voglio ringraziare Danilo Fiorillo e Gabriella Cinque: senza il loro lavoro e la loro dedizione non sarebbe stato possibile creare la prima parte di questo progetto.

credits

 

CeBio a Napoli: il salone del senza glutine e del biologico.

cebio

Il 25 e 26 maggio la prima edizione della kermesse dedicata al benessere e all’alimentazione biologica, naturale e senza glutine.

Questo fine settimana presso la Mostra D’Oltremare di Napoli si svolgerà CeBio, evento incentrato sul benessere, sull’alimentazione biologica e sul mondo del cibo senza glutine, ideato e realizzato da Rossella Montagna (Planet Stand Creation), Stefano Silvestro (StudiossEventi) e Daniele Zanfardino (Ass. Accademia dello Spettacolo Mediterraneo) – in collaborazione con la Regione Campania, l’Unione Industriali Napoli e il Comune di Napoli (Assessorato allo Sport). La manifestazione si svolgerà contemporaneamente alla Fiera dello Sport (S.E.B.S.).

CeBio è strutturata in tre settori espositivi: “Alimentazione biologica & Gluten-Free, “Musicoterapia” (area espositiva riservata alla terapia musicale) e “ Gluten-Free , Alimentazione senza glutine”.

L’evento vuole essere occasione di riflessione e stimolo – a livello istituzionale, scientifico e divulgativo – sulle problematiche che il celiaco e la sua famiglia devono fronteggiare ogni giorno. Il programma della kermesse comprende tante iniziative: corsi di cucina, showcooking e divertenti laboratori ludico-didattici per grandi e piccini.

Da segnalare:

– il work lab “Mani in Pasta” nel corso del quale Cristina Basso (blog Deglutiamo con Cristina) effettuerà una dimostrazione pratica sulla lavorazione degli impasti senza glutine;

– il work lab “Il Lievito Madre” nel corso del quale Salvatore Kosta (blog La Pasta Madre) dimostrerà come preparare il pane e le brioche con la pasta madre;

– i due “Work Pizza”, appuntamenti dedicati alla pizza d’autore. Accompagnati dai commenti della giornalista Monica Piscitelli autrice di Campaniachevai.it, i pizzaioli  Domenico Scola (ristorante pizzeria Anna, Agropoli) e Gaetano di Lorenzo (Umberto, Napoli) – entrambi soci dell’Associazione Verace Pizza Napoletana – sveleranno i segreti della pizza senza glutine, preparazione che richiede competenza tecnica ed esperienza. Utilizzeranno la farina senza glutine del Molino Caputo, i prodotti della Campania Felix e gli oli extravergine di oliva bio delle aziende Badevisco e Venditti selezionati dall’agronomo Vincenzo Coppola. Tommaso Luongo, delegato dell’Ais Napoli, presenterà un vino campano in abbinamento alle pizze proposte;

– l’incontro “I Vini del Benessere”: guidati da Tommaso Luongo, sommelier masterclass, coloro che parteciperanno al laboratorio indagheranno sul ruolo fondamentale del vino nella relazione tra un’alimentazione sana e il benessere che ne deriva per l’organismo. Vini in Degustazione: Pietracalda  Fiano di Avellino Docg 2011 Feudi di San Gregorio; Privo Campania Igt 2012 A.Le.Pa; Bosco Caldaia Solopaca Doc 2007 Antica Masseria Venditti;

– il work lab “Birra senza glutine”: Alfonso Del Forno, presidente dell’Associazione Degustatori Birra senza glutine e fondatore del portale Nonsologlutine.it, presenterà i dati  dell’inchiesta effettuata per rilevare la quantità di glutine all’interno delle birre artigianali; seguirà la degustazione delle birre artigianali Glutenberg, vincitrici del World Beer Cup 2012 nella categoria delle birre gluten free;

– il laboratorio “Pizza in Tavola” con Marco Amoriello, gestore del locale “Pizzeria Dal Guappo” tre volte campione del mondo di pizza senza glutine;

– il work lab “Gioco e imparo con CeBio”, un percorso per piccoli e grandi finalizzato all’acquisizione di indizi che permettano di riconoscere la frutta di stagione; Giuseppe Orefice e Margherita Rizzuto (AgriGiochiamo), in collaborazione con la Masseria Giòsole di Capua, accompagneranno i partecipanti nel magico mondo di chi fa di un gran frutto un gran succo;

–  lo show cooking “Al servizio del Gusto” a cura di Marco Scaglione, Chef pluripremiato che ha rivoluzionato il sapore dei cibi senza glutine. Questo laboratorio vedrà per la prima volta insieme, con Marco Scaglione, Marco Amoriello, Mena Squillacioti e Alfonso Del Forno, i quali metteranno in campo le proprie competenze nella realizzazione di piatti gourmet.

L’evento sarà inaugurato dal Dott. Luigi Greco (Professore Ordinario di Pediatria alla Facoltà di Medicina dell’Università di Napoli Federico II, Vice Direttore del Dipartimento di Scienze Mediche Translazionali, Preside Associato della Facoltà di Medicina della Università di Gulu in Uganda), che relazionerà nel corso del convegno “Perché un’epidemia di intolleranza al glutine?”. A questo seguiranno altri importanti incontri, ovvero: “La Mente Musicale – Musisana” (convegno/stage sulla neuroscienza e le prospettive musico terapeutiche), “Lotta all’obesità infantile” (a cura dell’Assessore allo Sport Giuseppina Tommasielli), “Il lievito madre nell’alimentazione moderna” (a cura di Salvatore kosta), “Allenati con il cibo” (A cura della Dr.ssa Cristiana Di Giacomo), “L’alimentazione nello sportivo” (A cura della Dr.ssa Giovanna De Leo), “Intolleranze alimentari e test citogenetici nel miglioramento della prestazione sportiva” (A cura della Dr.ssa Cristiana Di Giacomo). Infine gli chef Antonio Arfè e Nicola Ricci (dell’Associazione Professionale Cuochi Italiani) e le cake designer Fantasie di Zucchero (Antonella Vitale) e Aloha Sweet Cake (Annalisa e Luisa) presenteranno piatti e dolci basati sulla corretta alimentazione ed adatti a intolleranti al glutine e al lattosio. Testimonial dell’evento sarà Michele Mirabella, noto conduttore della trasmissione “Buongiorno Elisir” in onda su Rai3.

Per essere sempre informati sulle novità del ricco programma di CeBio, visitate il sito www.cebio-celiacobiologico.com e il blog dedicato all’evento http://cebioceliacobiologicoblog.wordpress.com, con aggiornamenti e curiosità sul cibo biologico e sulla celiachia.