Le migliori birre senza glutine in Italia e nel mondo

 

WGFBA2016 640

Domenica 21 febbraio, in occasione della manifestazione Beer Attraction a Rimini, si è tenuta la premiazione dei due concorsi sulla birra organizzati da Nonsologlutine: il World Gluten Free Beer Award e l’Italian Low Gluten Beer Award.

I due concorsi hanno riscosso grande successo, con circa 100 birre iscritte, provenienti da diversi paesi del mondo.

Il WGFBA 2016, giunto alla terza edizione, prevedeva tre categorie, vista la vasta offerta dei produttori, con diverse tipologie di stili birrari, sempre più vicini a quelle delle birre artigianali “normali”.

La Categoria A, riservata alle birre di alta e bassa fermentazione di basso contenuto alcolico (minore di 5,5°), ha visto la vittoria della Original Gluten Free di Die Weisse, la prima weizen senza glutine presente sul mercato. A ritirare il premio era presente Marco Lenzi, importatore italiano di questa birra di frumento austriaca.

Marco Lenzi di  Die Weisse
Marco Lenzi, importatore italiano dell’austriaca Die Weisse

Al secondo posto si è piazzata la Mikropolis di To Øl, mentre al terzo posto c’è stato un ex-aequo con la Vagabond Pale Ale di BrewDog e la G-Free di St. Peter’s.

Nella Categoria B partecipavano le birre di alta e bassa fermentazione di alta gradazione alcolica (maggiore di 5,6°). Tra le birre presenti in questa categoria, ha vinto la Triple di Caulier, una birra tradizionale belga di ben 9°. A ritirare il premio il belga Julien Timmermans e Federico Scapin di Caulier.

Federico Scapin e Julien Timmermans di Caulier
Federico Scapin e Julien Timmermans di Caulier

Il secondo posto è stato raggiunto dalla Dark Ale di Green’s, mentre il terzo posto se lo è aggiudicato la Triple di Brunehaut, già vincitrice del mondiale nella prima edizione.

La Categoria C, riservata alle birre molto luppolate, speziate e speciali, ha visto la vittoria della Reaparationbajer di To Øl. Il premio è stato ritirato da Natascia Tion di Ales&Co, importatore italiano del marchio danese, oltre che di Mikkeller, Brewdog e St. Peter’s.

Premiazione Reparazionbajer
Natascia Tion di Ales&Co

Il secondo e terzo posto è stato raggiunto da due birre di Mikkeller, la Peter, Pale and Mary e la I Wish Ipa.

Insieme alle birre vincitrici del mondiale, sono stati premiati anche i birrifici italiani che hanno partecipato all’Italian Low Gluten Beer Award, giunto alla seconda edizione. Questo concorso prevedeva, oltre al punteggio venuto fuori dalla degustazione dei giudici, il “bonus” relativo al quantitativo di glutine a cui sono state sottoposte tutte le birre partecipanti, rilevato dalle analisi di laboratorio effettuate presso i laboratori di Ul Conal a Cabiate (Co). Anche in questa edizione le sorprese non sono mancate, con tante birre risultate “inconsapevolemente” senza glutine.

Il primo classificato è stato il Birrificio del Forte con la Gassa d’Amante, al secondo posto abbiamo la Riverside di Hammer e al terzo posto un ex-aequo con tre birre: American Magut del Birrificio Lambrate, Wave Runner di Hammer e Blonde di Birrificio dell’Aspide.

Francesco Mancini del Birrificio del Forte
Francesco Mancini del Birrificio del Forte

Tutte le birre partecipanti all’ILGBA riceveranno l’etichetta parlante LadyBudBeer, di cui parleremo approfonditamente nei prossimi giorni.

TUTTI I VINCITORI

La Tennent’s lancia la sua birra senza glutine

Il mercato dei prodotti senza glutine sta diventando sempre più appetibile ai grandi marchi. Dopo il panino di McDonald’s e la pasta di Barilla, vediamo apparire nel panorama dei prodotti gluten free anche la birra Tennent’s. Questo fenomeno la dice lunga sulle potenzialità che offre questo settore, all’interno del quale si sono mosse per anni solo alcune aziende specializzate e poco conosciute fuori da quell’ambito.

Ritorniamo alla Tennent’s Gluten Free, prodotto che verrà ufficialmente presentato il prossimo 1 ottobre a Milano. Poco prima dell’estate ho avuto uno scambio di mail con un responsabile di Interbrau, azienda che importa e distribuisce il prodotto in Italia, nelle quali si parlava dell’invio di una campionatura di questa birra per poterne valutare le caratteristiche. La campionatura di cui si parlava nelle mail è arrivata due giorni fa ed ho voluto immediatamente provare la birra, sia per la curiosità di un nuovo prodotto in questa categoria merceologica a me molto cara, sia per capire che tipo di approccio ha dato la Tennent’s a questa tipologia di birra.

Premettendo che il mio approccio alla birra senza glutine è indirizzato nella valorizzazione di prodotti artigianali, non posso ignorare la presenza di birre industriali, soprattutto quando vengono realizzate da marchi molto popolari tra i consumatori. Tennent’s rappresenta uno di questi esempi nel mondo delle birre tradizionali e sicuramente la  presenza di un prodotto senza glutine non passerà inosservata.

tennent's gluten free 2

Ma veniamo alla birra. Tennent’s la dichiara come Lager di 5° alcolici. Girando l’etichetta è possibile leggere la composizione in portoghese e svedese. Tra le due mi riesce più facile comprendere il portoghese e si legge che gli ingredienti sono acqua gassata, malto d’orzo, estratto di malto e luppolo, seguiti da una indicazione relativa alla rimozione del glutine. Non è proprio quello che mi aspetterei da una birra (acqua, malto d’orzo, luppolo e lievito), ma vado oltre e verso nel bicchiere. La birra si presenta con una schiuma non molto compatta e poco persistente, mentre il colore è un giallo dorato carico, con una discreta brillantezza. Al naso i sentori sono dolci e sicuramente legati ai malti utilizzati. Al palato continua questa predominanza di una dolcezza di base, poco supportata dall’amaro dei luppoli. Sinceramente non trovo molto facile associarla ad uno stile birraio e volendo trovare un’affinità direi che potremmo avvicinarla ad una Helles, pur non avendo un buon supporto di luppolo nel bilanciamento.

tennent's gluten free etichetta

In generale non trovo in questa birra elementi di qualità che la facciano emergere rispetto alle concorrenti a cui potrebbe paragonarsi: l’Estrella Daura, la Mongozo e la Pilsner di Green’s. Essendo un prodotto industriale, ha sicuramente subito, con la pastorizzazione e la microfiltrazione, il decadimento delle eventuali qualità organolettiche originarie e quindi diventa del tutto improponibile il paragone con prodotti come Brunehaut, le rifermentate di Green’s e Caulier, che offrono profili sensoriali decisamente più interessanti.

Nonostante ciò, sono certo che questa birra sarà molto venduta, grazie alla forza distributiva di Interbrau e alla notorietà del marchio Tennent’s, che nell’immaginario del celiaco potrebbe rappresentare una sorta di traguardo raggiunto nella pari opportunità di offerta nei locali e nei ristoranti. Poter dire: “Posso avere una Tennent’s senza glutine?” sarà molto importante da un punto di vista psicologico nella vita fuori casa dell’intollerante o sensibile al glutine. Questo però rappresenta anche un modo di intendere l’alimentazione in modo troppo superficiale, facendo affidamento solo ai marchi e non al contenuto dei prodotti, discorso questo che vale per la birra, come per il pane, la pasta e i biscotti. Vedremo mai il giorno in cui gran parte dei consumatori sceglieranno i prodotti per la composizione degli ingredienti e la bontà delle materie prime invece che farsi guidare solo dai loghi e dal marketing? Io spero che quel giorno sia dietro l’angolo, soprattutto se ricordiamo che “noi siamo quello che mangiamo” e di questo dobbiamo prenderne coscienza.

Cheers