La potenza senza glutine: Castrogiovanni, il rugby e la Peroni.

L’intreccio tra lo sport e la celiachia  è uno degli argomenti più interessanti a cui spesso guardano coloro che sono obbligati a mangiare senza glutine. Il fatto che uno sportivo raggiunga il top della forma e conquisti traguardi importanti, pur mangiando senza glutine, è un segnale che dovrebbe incoraggiare chi scopre di essere celiaco o sensibile al glutine e pensa che la sua vita sarà solo un calvario fatto di rinunce e di scarsa forma fisica.

Uno dei personaggi del mondo dello sport, notoriamente celiaco, è Martin Castrogiovanni pilone della nazionale italiana di rugby. L’ho incontrato in occasione della preparazione alla partita del Sei Nazioni Italia – Irlanda, che si giocherà oggi pomeriggio allo Stadio Olimpico di Roma.

Martin, nell’immaginario comune il celiaco è lo sfigato che non può mangiare pane, pizza e derivati della farina. Per questo motivo viene dipinto come un essere sofferente, malato. A guardarti non sembra che sia il tuo caso. Mi parli della tua esperienza iniziale con la celiachia?

Dalla mattina alla sera ho dovuto rinunciare alla pasta, alla pizza e all’amata birra. Nel 2011 dopo il “Sei Nazioni” ho scoperto di essere celiaco. I sintomi: un’allergia fortissima alla pelle e una diminuzione di ben 15 chili rispetto al peso forma. Stanchezza, pesantezza, perdita di massa muscolare. I test per la celiachia hanno rivelato un’intolleranza al glutine.  In poco tempo la corretta dieta alimentare costituita da alimenti gluten-free, privi di frumento, come la pasta di mais senza glutine, mi ha riportato in perfetta forma fisica.

Nonsologlutine nasce per valorizzare l’alimentazione naturalmente priva di glutine (carne, pesce, latticini, legumi, etc..) perchè riteniamo che mangiare senza glutine possa diventare una opportunità per mangiare sano e in maniera corretta. Qual’è il tuo pensiero in merito?

Per la mia attività devo controllare molto l’alimentazione. Recentemente ho cambiato il mio modo di mangiare e sto più attento a che tipo di alimenti assumo. Cerco di seguire una dieta proteica, meno zuccheri e più grassi buoni (noci e avocado per esempio), grandi frullati di frutta, verdura, semi e noci. E’ da quasi un anno che la mattina prima di andare all’allenamento preparo un gran frullato di frutta, verdura, semi, spirulina per iniziare alla grande la giornata.

Da quando mangi senza glutine come è cambiata la tua vita privata e quella sportiva?

I primi sei mesi sono stati davvero duri, perché un conto è scoprirlo alla nascita, altro è farlo a 27 anni, quando per forza devi rivoluzionare radicalmente la tua alimentazione. Prima di sapere di essere celiaco tendevo a prendere molti chili, questa intolleranza mi aiuta anche a mantenere un buon peso forma.

La birra è la bevanda socializzante per eccellenza. Come leggi, da un punto di vista sociale, la presenza nel mercato del gluten free di Peroni, la birra più popolare in Italia?

Alla fine ci si abitua a tutto, ma ci sono cose che mi mancano davvero, una di queste è sicuramente la birra che per noi rugbisti è una bevanda irrinunciabile. Ora però la fanno anche senza glutine: sono rovinato!

Se ti trovassi di fronte ad un neo diagnosticato, cosa senti di dirgli per aiutarlo ad affrontare con serenità la dieta senza glutine?

Animo! Si trova di tutto e non mi manca nulla. Sto molto meglio da quando ho scoperto di essere celiaco perché il glutine mi intossicava e non riuscivo nemmeno più ad allenarmi. Per fortuna al giorno d’oggi c’è una vasta scelta di alimenti senza glutine e sono anche molto buoni.

Da quando mangi senza glutine sei più o meno felice di prima?

Sono felice, semplice, solare, indipendentemente dalla celiachia. Non dimentico da dove vengo e chi sono stato. Pronto a lottare per la vita, con un sorriso.

Un approccio alla celiachia assolutamente positiva quella di Castro, come è giusto che sia. Eliminare il glutine dall’alimentazione può rappresentare una vera opportunità per la riscoperta di alimenti sani e naturali che tutti dovrebbero utilizzare nel quotidiano, facendo attenzione a ciò che si mangia.

Ma tornando all’appuntamento del Sei Nazioni di oggi, mi piace ricordare anche l’atmosfera di festa che avvolge una partita di rugby, dove a trionfare è lo sport nella sua definizione ideale, come momento di aggregazione e di socializzazione, senza vinti e vincitori. Ed è proprio questo lo spirito che caratterizza il Terzo Tempo Peroni Village, a cui possono partecipare tutti, non solo coloro che assisteranno alla partita. Nell’appuntamento di oggi allo Stadio Olimpico, il Villaggio presterà grande attenzione a chi mangia senza glutine, con spazi in cui è possibile mangiare (a cura dell’Isola Celiaca) e soprattutto bere gluten free, grazie alla Peroni, di cui Castrogiovanni è il nuovo testimonial. Molto divertente il video realizzato da Peroni per lanciare la birra gluten free, in cui Martin ritrova il suo vecchio amore.

La presenza di Peroni senza glutine ha fatto sorridere molto Castrogiovanni, che in un momento di estrema spontaneità ha detto che finalmente non ci sarà “mai più un terzo tempo senza birra“.

Cheers

Intervista a Paolo Beretta

Parliamo di Fratelli Beretta, uno dei marchi storici della Salumeria Made in Italy, primo grande partner di Nonsologlutine Onlus, da sempre impegnata nella ricerca di alimenti naturalmente privi di glutine di facile reperibilità sul territorio.

Quella di Beretta è la storia di un’azienda a conduzione familiare che ha investito molto nella ricerca e sviluppo di prodotti in cui non è presente il glutine, non per la realizzazione di un marchio realizzato ad hoc con queste caratteristiche, ma per rendere questi alimenti lo standard produttivo dell’intera gamma aziendale.

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Beretta nasce a Barzanò (LC) il 5 maggio 1812, con la fondazione della prima bottega per la lavorazione delle carni fresche. Nel 1920, di ritorno dalla guerra, i due fratelli, Mario e Felice Beretta, aprono un negozio di macelleria e salumeria e trasformano la vecchia bottega di lavorazione delle carni in una industria al passo coi tempi. Nei primi anni ’60 Giuseppe e Vittore Beretta, figli di Felice e figli adottivi di Mario (che non aveva mai avuto figli maschi), entrano in azienda e ne rimangono gli unici proprietari. Con il successo delle aperture dei primi supermercati, vengono ampliate le attività produttive ed investono nel nuovo concetto di salumeria confezionata a libero servizio: sono i primi in Italia a credere nel concetto di salume affettato in atmosfera protetta. Nel 1976, a tempo di record (6 mesi) viene realizzato ed inaugurato il primo stabilimento in Italia specializzato nella produzione di wurstel: nasce Wuber (Medolago, BG), prima azienda del gruppo fuori Barzanò, paese al centro della Brianza e sede storica dell’azienda. Nel 1990,  a Trezzo sull’Adda, viene costruita la nuova sede logistica del gruppo alla quale poi si aggiungeranno anche tutti gli uffici amministrativi e di vendita. Nel 1997 viene fondato il primo stabilimento in terra americana (Hackensack, NJ) per la produzione di salumi all’italiana, che funge da base logistica per l’importazione e la distribuzione dei prodotti provenienti dall’Italia. Tra il 1997 e il 2002 vengono acquisiti due nuovi stabilimenti per la produzione di prodotti DOP ed IGP:  Del Zoppo per la produzione di bresaole della Valtellina (Buglio in Monte, SO) e San Carlo per la produzione di salumi piacentini come salame, coppe e pancette (Ziano Piacentino, PC). Nel 2002 inizia la diversificazione del mercato con l’entrata in scena di Piatti Freschi Italia, partnership tra Beretta e Fleury Michon, leader francese nel mercato dei piatti pronti freschi: nasce quindi Viva La Mamma Beretta. Nel 2005 parte la collaborazione tra Beretta e Yurun, colosso cinese nella macellazione e lavorazione della carne, che ha come obiettivo di ampliare la conoscenza del mercato asiatico con la produzione di salumi all’italiana finalizzati alla distribuzione in Cina e all’esportazione in Asia dei prodotti italiani. Nel 2007 viene creata la YuBer, joint venture cino-italiana con sede a NanJing, a 300 km da ShangHai. Tra il 2012 e il 2013 Beretta acquisisce due dei più importanti produttori di Prosciutto San Daniele DOP, Framon e Cresus.

Ad oggi il gruppo Fratelli Beretta è al 100% di proprietà della famiglia, ed è rimasto come presidente, dopo la morte del fratello Giuseppe, Vittore Beretta.

Assieme a lui, compongono il CDA Beretta i tre figli maschi di Giuseppe, Mario, Alberto e Giorgio, e il figlio maggiore di Vittore, Lorenzo.

Al momento fanno parte del gruppo 1317 dipendenti distribuiti su 20 siti produttivi.

Incontriamo Paolo Beretta, il quale, subito dopo il liceo linguistico, comincia a lavorare nell’azienda, passando attraverso tutte le mansioni del processo produttivo, prima di essere impegnato in giro per il mondo per importanti incarichi che lo hanno portato dalla Germania alla Cina. Dal 2011 si occupa dell’ufficio del Controllo di Gestione e delle manifestazioni fieristiche dell’azienda.

Beretta realizza gran parte dei propri prodotti usando materie prime naturalmente prive di glutine. Una scelta etica o la consapevolezza che senza glutine è anche sinonimo di alta qualità?

Fratelli Beretta ha da sempre come claim portante “Passione per la Qualità”, dove per qualità non s’intende solamente offrire prodotti buoni e appetitosi, ma anche garantire sicurezza alimentare e salubrità in tutte le nostre referenze. Garantire l’assenza di glutine (e di altri allergeni) e lavorare costantemente alla massima trasparenza delle etichette sono aspetti fondamentali per raggiungere l’alta qualità, obiettivo che Beretta porta con sé dal 1812. Una scelta etica per fare qualità.

Come è impostato il rapporto dell’azienda con il consumatore finale in funzione della necessità di far conoscere i propri prodotti, descrivendone le qualità soprattutto in termini di sicurezza alimentare?

A me personalmente il mondo della celiachia era pressoché sconosciuto fino a quando ho incontrato la donna che poi è diventata mia moglie. Da allora ho capito quanto bisogno c’è, soprattutto nel nostro settore, di comunicazione ed informazione nei confronti di chi è nostro cliente finale. Così nel 2012 abbiamo aderito al progetto Gluten Free Expo, un manifestazione, rivolta anche al consumatore finale, a cui Beretta non era più abituata, avendo preferito in passato il rapporto con i clienti della grande distribuzione. Con la prima esperienza del 2012, ripetuta poi nel 2013, abbiamo riscoperto il calore e la curiosità di chi acquista e consuma i nostri prodotti. Potersi confrontare con i consumatori finali è stata un’esperienza importantissima, perché ci ha permesso di scoprire le reali esigenze di chi ha l’impossibilità di consumare tranquillamente qualsiasi prodotto e che cerca le rassicurazioni su di un pack o in etichetta. Beretta ha quasi il novanta per cento delle sue referenze che non contengono glutine e vogliamo poterlo comunicare quanto più direttamente possibile alle persone. La vetrina del Gluten Free Expo ci ha permesso di capire quanto i consumatori finali possano riporre in noi la massima fiducia.

Laboratorio di degustazione al GlutenFreeFest 2014 di Perugia

Laboratorio di degustazione al GlutenFreeFest 2014 di Perugia

Parliamo della collaborazione tra Beretta e Nonsologlutine Onlus: cosa vi ha convinto ad essere partner della prima edizione del progetto “Coeliac Does It Better”?

Durante l’edizione 2012 del Gluten Free Expo sono entrato in contatto con Alfonso Del Forno, persona appassionata e dedita a far conoscere l’opportunità che offre la celiachia per poter rivedere l’alimentazione in chiave positiva, ricercando prodotti naturalmente privi di glutine e buoni per tutti, così come facciamo noi. Con Alfonso si è instaurato subito un bel rapporto e quando ci ha proposto di seguirlo nel progetto “Coeliac Does It Better” non abbiamo potuto che accettare subito. Abbiamo gli stessi scopi: far conoscere il gusto sicuro per tutti.

Che programmi avete per il futuro nel settore del senza glutine?

L’obiettivo è quello di continuare a creare prodotti buoni per tutti. Stiamo lavorando su alcune referenze che attualmente contengono glutine per cercare di renderle idonee ai consumatori celiaci. La difficoltà sta nel trovare ottime alternative gluten free che possano sostituire in toto le materie prime non consentite a chi deve, per forza di cose, seguire la dieta senza glutine, al fine di arrivare ad un risultato buono, gustoso e di qualità, senza penalizzare nessun consumatore e offrendo, a chi necessita, prodotti finalmente non “punitivi”.

Celiachia e dieta senza glutine: intervista alla Prof.ssa Ciacci

Ciacci Convegno

Questo sito si occupa di alimentazione naturalmente priva di glutine, mettendo il luce le eccellenze gastronomiche senza glutine e le attività più interessanti che girano intorno a questo mondo. Durante questo percorso mi trovo spesso a confrontarmi con le domande di coloro che vogliono avere notizie relative al legame tra la patologia medica e l’alimentazione senza glutine. Per poter approfondire queste tematiche ho deciso di interpellare un’autorità nel campo scientifico di questo settore, la prof.ssa Carolina Ciacci.

La dott.ssa Ciacci è Professore Ordinario di Gastroenterologia presso la Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Salerno.

Dal 1982 al 2011 ha svolto la sua attività assistenziale presso l’Università Federico II di Napoli, interessandosi di attività ambulatoriali, endoscopia e ricoveri ordinari e Day Hospital. L’interesse particolare della prof.ssa Ciacci per la malattia celiaca ha reso possibile la creazione di un centro terziario per la malattia celiaca e le intolleranze alimentari che, seguendo più di 3000 pazienti adulti della regione Campania, Lazio, Puglia e Calabria è da considerarsi uno dei più grandi esistenti.

Dal 2005 è responsabile del Centro di Coordinamento per la celiachia dell’adulto della regione Campania, con il compito di gestire 24 centri terziari per la diagnosi e follow-up della celiachia che assistono un totale di circa 10.000 pazienti nel territorio regionale.

Ha creato la Rete Regionale per la celiachia, il registro informatizzato che è all’avvio sul territorio, ha collaborato alla stesura delle Linee Guida Regionali per la Celiachia e una serie di  progetti di formazione professionale (medici, infermieri, ristoratori, docenti scolastici).

Dal Marzo 2011 lavora presso AOU del S. Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno come responsabile della UOC di Gastroenterologia Universitaria. Ha attivato un ambulatorio per le malattie infiammatorie croniche e celiachia, uno per la motilità gastrointestinale, un centro specializzato nel follow-up trapianti di fegato e un servizio di Day Hospital.

Recentemente (aprile 2012) sulla base dell’H Index  è stata inserita tra i TOP 100 Scientist Italiani , classifica che include tutti i ricercatori, non solo quelli di Medicina.

Incontro la prof.ssa nel suo ufficio al Ruggi d’Aragona di Salerno per parlare in generale delle tematiche legate all’alimentazione del celiaco e sulle linee guida per una corretta alimentazione senza glutine.

Del Forno: Prof.ssa Ciacci, nell’alimentazione del celiaco si parla di un limite massimo di assunzione di glutine pari a 10 mg/giorno. Cosa ne pensa lei di questi dati e in che arco temporale possono essere assunti questi 10 mg?

Ciacci: Gli studi condotti sono limitati dal fatto che non sono omogenei. Hanno testato dosi diverse in tempi diversi sia in bambini che in adulti. La dose di 10 mg deriva da uno studio multicentrico italiano, in cui glutine o placebo venivano somministrati in doppio cieco (Catassi C, Fabiani E, Iacono G, D’Agate C, Francavilla R, Biagi F, Volta U, Accomando S, Picarelli A, De Vitis I, Pianelli G, Gesuita R, Carle F, Mandolesi A, Bearzi I, Fasano A. A prospective, double-blind, placebo-controlled trial to establish a safe gluten threshold for patients with celiac disease. Am J Clin Nutr 85: 160-166, 2007) disegnato sulla base di altri studi presenti in letteratura.  Questo studio, così come gli altri precedenti e seguenti, ha dei limiti dati dal fatto che sono stati esclusi i soggetti maggiormente sensibili al glutine, per cui non sappiamo se in questi “ipersensibili” 10 mg siano troppi o no; inoltre sappiamo con certezza che esistono individui in cui la dose giornaliera di glutine tollerata è più alta. Per quel che riguarda il lasso di tempo entro cui è possibile assumere i 10 mg, purtroppo ad oggi non ci sono dati certi.

D.F.:  Molti celiaci, pur essendo rigorosi nella dieta senza glutine, quando avvertono dei disturbi fisici legati all’apparato digerente, imputano la colpa ad una probabile contaminazione. Potrebbe non essere colpa di una contaminazione l’eventuale malessere, addebitabile invece a cause lontane dall’assunzione di glutine?

C: Avere la celiachia non esclude altre patologie. Esistono dati in letteratura che dimostrano che la sindrome del colon irritabile è frequente nei celiaci. I sintomi sono variazione dell’alvo in senso diarroico o stiptico, dolore addominale, gonfiore addominale che compaiono in modo variabile, senza relazione con l’assunzione del glutine.

Prof Ciacci

D.F.: Si parla spesso di alimentazione senza glutine come di una moda. Quanto è nociva la dieta senza glutine, soprattutto se portata avanti con alimenti naturalmente privi di glutine, così come fanno intere popolazione asiatiche e del sud America?

C: La dieta senza glutine non è mai nociva, se ben equilibrata, ma può essere costosa. In termini economici ed in termini sociali. I diabetici, o coloro che hanno il colesterolo alto nel sangue, devono seguire ugualmente una dieta, ma ogni giorno assumono rispettivamente carboidrati e grassi e questo senza alcun danno. I celiaci non possono e non devono mangiare glutine, mai.  La loro alimentazione richiede una attenzione e una programmazione costante. La sicurezza del cibo diventa per molti celiaci, e per i parenti, il centro focale della giornata.  Per questo non si tratta di demonizzare la dieta senza glutine in assoluto ma piuttosto di usarla per quello che è, una terapia.

In effetti esiste una “moda” dell’alimentazione senza glutine anche quando la celiachia è esclusa. In genere viene auto-prescritta, su suggerimento di amici o parenti, o talora prescritta come “prova” da medici o biologi nutrizionisti. Molte volte la dieta senza glutine, almeno nei primi tempi, funziona nel ridurre i sintomi gastrointestinali. Ma queste persone tendono ad eliminare ben più che il solo grano. Spesso non assumono latte e derivati, molti tipi di frutta e di verdura, ed eliminano cibi complessi e calorici. Quindi è difficile dire se effettivamente sia il glutine il solo responsabile dei loro sintomi.

D.F.: Diverse patologie insorgono nelle persone per effetto della celiachia. Dopo aver iniziato la dieta senza glutine ed aver verificato la negativizzazione degli anticorpi, queste patologie scompaiono dalla vita del celiaco? Ed inoltre, l’organismo di un celiaco che osserva rigorosamente la dieta, è un organismo sano oppure è più delicato di un non celiaco?

C: Molto dipende dalla patologia. Se parlassimo di osteoporosi, ad esempio, molto dipenderebbe dall’età della persona a cui viene fatta diagnosi di celiachia: un giovane recupera facilmente, un adulto non riesce a recuperare ma in compenso interrompe la perdita di massa ossea.  Discorso diverso per la tiroide, i cui il danno derivante dalla celiachia, spesso una tiroidite autoimmune, non regrediscono con la dieta.

Un celiaco che fa bene la dieta è da considerarsi a tutti gli effetti un soggetto sano. Non è allergico, cioè non deve temere complicazioni extra per farmaci o allergie e soprattutto non ha il sistema immunitario più debole.

D.F.: La ringrazio Prof.ssa Ciacci per il tempo che ha dedicato a questi argomenti. Spero di poterla rivedere presto per approfondire ulteriori tematiche che possano essere di interesse generale.

C: Mi ritenga a sua disposizione per ulteriori approfondimenti. A presto.

 

Scick Pils di Birra del Borgo è già senza glutine

Il primo risultato clamoroso dell’indagine sul contenuto di glutine nelle birre artigianali italiane arriva in casa di Birra del Borgo. Il noto birrificio italiano, tra i più conosciuti nel mondo brassicolo internazionale, ha in casa una birra senza glutine, la Scick Pils.

Il risultato è davvero entusiasmante ed è la riprova che il mondo della birra artigianale italiana ha i numeri giusti per poter produrre birre di altissima qualità con quantità di glutine molto bassa. Questa birra prodotta da Leonardo Di Vincenzo ha un contenuto di glutine inferiore ai 10 ppm, quindi ha tutte le caratteristiche per poter essere definita glutenfree.

Appena conosciuti i risultati ho incontrato Leonardo a Borgorose, sede del birrificio, per poter analizzare insieme i risultati delle analisi e per raccogliere le sue impressioni.

«Si tratta di un risultato estremamente interessante – commenta Di Vincenzo – che conferma le nostre intuizioni. Già da qualche tempo stavamo lavorando per realizzare una  birra senza glutine seguendo due strade parallele: da un lato con l’utilizzo di cereali alternativi, dall’altro – come nel caso della Scik Pils – intervenendo non sulla ricetta ma sulle modalità produttive. Il risultato delle analisi ci indica che siamo sulla via giusta per continuare a realizzare una birra eccellente, che utilizza al 100% malto d’orzo mantenendo al minimo la percentuale di glutine presente».

«Il bassissimo quantitativo di glutine contenuto dalla Scik Pils – spiega Andrea Lecchini, Head Brewer di Birra del Borgo – è dovuto alla qualità dei malti usati, attentamente calibrati, associato alle caratteristiche di lavorazione proprie di questa tipologia di birra, realizzata come le Pilsner tradizionali a bassa fermentazione e con tripla decozione e adottando particolari accorgimenti nella tecnica produttiva per abbassare il più possibile i residui di glutine nel prodotto finale senza intervenire sulla ricetta originale».

Parole queste che suonano davvero come un segnale di svolta nella produzione di birre senza glutine. Birra del Borgo continuerà le ricerche in questo settore, così da poter garantire che le future produzioni di questa birra possano avere sempre questi valori di glutine. Le prospettive sembrano essere davvero rosee e sicuramente ci permettono di guardare avanti con la certezza di poter gustare da qui in poi delle ottime birre artigianali senza glutine.

Nei prossimi giorni farò un approfondimento sulla Scick Pils con la pubblicazione della scheda di degustazione.

Cheers

Birra artigianale senza glutine e Prontuario AIC: intervista a Susanna Neuhold sulle nuove regole.

Per introdurre gli argomenti trattati nella nuova intervista a Susanna Neuhold, responsabile nazionale dell’area food dell’Associazione Italiana Celiachia, faccio un piccolo passo indietro e ripercorro brevemente la strada che mi ha portato a confrontarmi con AIC nelle mie ricerche all’interno del mondo della birra artigianale senza glutine.

Susanna Neuhold, per il ruolo che ricopre all’interno di AIC, è stato il primo interlocutore con il quale ho instaurato un rapporto di dialogo costruttivo sulle problematiche relative alla produzione di birre artigianali senza glutine. Dopo una fitta corrispondenza durata diversi mesi, ho deciso che forse la cosa migliore sarebbe stata quella di sederci intorno ad un tavolo e parlare delle problematiche relative alla birra senza glutine confrontandoci apertamente e mettendo uno di fronte all’altro gli attori di questa filiera. Questo incontro si è svolto a Monza lo scorso 29 giugno, in occasione dell’Italia Beer Festival. In quella sede sono state messe sul piatto della bilancia le diverse posizioni degli intervenuti, tirando fuori le tante problematiche relative alla produzione, la commercializzazione e il controllo delle birre artigianali senza glutine.

Dopo tre mesi dalla tavola rotonda di Monza, ho ritenuto opportuno risentire Susanna Neuhold per poter fare il punto della situazione sull’argomento e con grande soddisfazione ho scoperto che ci sono stati importanti risvolti sull’argomento, il tutto riportato nell’intervista che segue.

Alfonso: La tavola rotonda che si è tenuta a Monza è stato il primo passo verso l’apertura del mondo della birra artigianale all’universo gluten free. Che cosa ti ha lasciato l’esperienza Briantea?

Susanna: Il mondo della birra artigianale mi ha molto colpito per la passione che contraddistingue sia i produttori sia i clienti di questa particolare tipologia produttiva. A differenza delle realtà aziendali, spesso più “spersonalizzate”, la produzione artigianale mette in diretto contatto, anche in eventi come quello di Monza, i produttori con i consumatori. E questa è sicuramente una ricchezza, perché vedo che dai consumatori, i celiaci in questo caso specifico, vengono moltissimi spunti e suggerimenti, sul gusto, la palatabilità, l’aromaticità, ecc. del prodotto, che permettono ai produttori di rispondere in maniera mirata ai gusti ed ai “desiderata” dei clienti.

A: Il confronto tra gli attori principali di questo settore è importantissimo, specie se ci si guarda negli occhi, senza filtri mediatici. Sei d’accordo?

S: Assolutamente. Dal confronto diretto con i produttori ho potuto approfondire la conoscenza di questa realtà, una conoscenza che l’AIC ha già avviato da alcuni mesi, proprio per cercare di comprendere potenzialità, limiti e criticità della produzione artigianale di birra senza glutine, in modo da declinare opportune linee guida per quelle aziende che, volendo intraprendere la strada della produzione di birra senza glutine “tradizionale”, cioè da malto d’orzo o frumento, ci chiedono un aiuto per poter garantire un prodotto sicuro per i celiaci.

A: Dopo l’interessante dibattito, cosa è cambiato nel rapporto tra Aic e il mondo della birra?

S: Nel principio nulla: è dal 2008 che il Comitato Scientifico dell’AIC ha dichiarato che anche le birre da malto d’orzo o frumento, se preparate con opportuni processi che permettono di abbattere significativamente il contenuto di glutine, possono essere adatte anche ai celiaci. Nella pratica molto, perché, anche a seguito di questo confronto, abbiamo revisionato la procedura d’accesso per l’inserimento dei prodotti in Prontuario. L’obiettivo finale resta quello di garantire la massima tutela al celiaco, ma abbiamo potuto facilitare l’adesione al Prontuario delle aziende che producono birre senza glutine da malto d’orzo e/o frumento, garantendo comunque l’efficacia del lavoro di verifica di AIC. In questo modo, speriamo di incentivare l’ingresso in Prontuario di prodotti di questo genere, che possono contribuire a “normalizzare” la vita del celiaco,  contemporaneamente garantendo il monitoraggio delle produzioni da parte dell’Associazione.

A: Cosa prevede la nuova procedura di accesso al Prontuario per i produttori di birra senza glutine?

S: Le aziende produttrici devono essere in grado di dimostrare lo sviluppo e la validazione di un processo produttivo in grado di garantire una birra con quantitativo in glutine costantemente < 20 ppm. Le birre “convenzionali” (che derivano da cereali vietati) comportano un rischio sia di contaminazione accidentale sia, soprattutto, di glutine residuante dal processo di fermentazione stesso ed è per questo motivo che AIC deve essere particolarmente attenta nel valutarne l’idoneità per l’inserimento in Prontuario e per il successivo monitoraggio. La novità sostanziale è stata quella di creare una procedura ad hoc per la produzione di birra senza glutine da marzo d’orzo o frumento, che permette di valutare gli specifici punti critici di un processo che è molto peculiare, cui la precedente procedura, generalista, mal si adattava. Credo che con questa operazione abbiamo raggiunto insieme due importanti obiettivi: da un lato una verifica più approfondita dello specifico processo, dall’altra una modulistica più conforme alla specificità di queste aziende.

A: Sono cambiamenti di rotta importantissimi.  Posso dedurre, con un pizzico d’orgoglio personale, che la strada intrapresa è quella giusta. Cosa dovremmo aspettarci nel futuro a noi vicino?

S: Siamo fiduciosi che l’edizione 2013 del Prontuario possa ampliare il suo “assortimento” di birre gluten-free, in particolare di produzione artigianale, e speriamo di essere di stimolo per il mercato, offrendo a tutti i produttori di birra che siano intenzionati a produrre una birra senza glutine tradizionale linee guida e consulenza specifica per aiutarle a garantire un prodotto finito sicuro per i celiaci. Per i produttori che volessero contattarci, ricordo il nostro indirizzo e-mail: segreteria.alimenti@celiachia.it.

A: Da parte mia posso assicurare la massima collaborazione sia ad Aic che ai birrai, per tutto ciò che è nelle mie competenze, per far si che prevalga soprattutto la qualità dei prodotti, oltre alla sicurezza.

S: La collaborazione con Nonsologlutine e l’Associazione Degustatori Birra Senza Glutine è sicuramente un utilissimo “ponte” di collegamento per l’AIC con i birrai e con i celiaci amanti di questa bevanda. In particolare, i birrai possono trovare nell’AIC, in Nonsologlutine e nell’ADB SG delle organizzazioni di riferimento che permettono di ottenere informazioni sicure e univoche. Questo non può che favorire l’ampliamento del mercato tutelando sicurezza e qualità dei prodotti.

A: Quindi dobbiamo augurarci di avere sempre più produttori gf per poter allargare a quante più persone possibili questo mondo affascinante. Finirei con un invito a bere birra di qualità, ma con moderazione.

S: Ancora una volta, ci troviamo assolutamente sulla stessa lunghezza d’onda. Ricordo che il Comitato Scientifico dell’AIC, nel suo parere sull’argomento, rilasciato nel 2008, raccomanda un quantitativo massimo consigliato da AIC, in via generale, di 2 bottigliette da 33 cl al giorno. Questo quantitativo massimo è stato introdotto per tutelare il celiaco nei confronti di una fonte certa di glutine, seppure in quantitativo estremamente ridotto, rispetto alle fonti potenzialmente presenti negli alimenti dove la presenza è unicamente, appunto, potenziale, legata al pericolo di contaminazione. Inoltre, il CSN raccomanda sempre un consumo moderato di qualsiasi bevanda alcolica.

A: Non ci resta che brindare alle tante novità che ci aspetteranno da qui in avanti. Cheers!

S: Cheers!